Dalla «politica degli annunci» alla realtà degli atti: la Giunta approva una scheda preliminare da 12 milioni, ma il finanziamento è ancora da trovare, la progettazione deve essere sviluppata e il percorso amministrativo è appena iniziato

C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di amministrazione pubblica: progetto. Una parola importante, naturalmente, perché ogni opera nasce da un’idea, da una visione, da una scelta politica. Ma proprio per questo è una parola che va maneggiata con attenzione. Perché tra un’idea, una scheda progettuale, un progetto vero e proprio, un finanziamento, una gara e un cantiere esiste una distanza che non può essere cancellata semplicemente attraverso un comunicato stampa. È esattamente il tema che avevamo affrontato qualche tempo fa nel nostro approfondimento «La politica degli annunci: quando i comunicati precedono la realtà che a volte insegue affannosamente e spesso prende un’altra strada». Un ragionamento generale, che oggi trova nel nuovo waterfront di Levante un esempio particolarmente interessante.
Perché l’annuncio è indubbiamente suggestivo: una nuova stagione per il nostro lungomare, 12 milioni di euro, riqualificazione dal Centro Storico fino allo stadio Paolo Poli, nuove aree pedonali, pista ciclabile, verde, accessi al mare, opere contro l’erosione e un lungomare restituito alla città. Tutto molto bello. Ma proprio perché si tratta del futuro della città, vale la pena fare una cosa molto semplice: fermare per un momento la comunicazione e leggere gli atti. E gli atti, questa volta, sono abbastanza chiari.
La delibera esiste. Ma dice esattamente che cosa?
Il 2 settembre 2026 la Giunta comunale ha approvato la Delibera di giunta n.34, avente ad oggetto la «Riqualificazione del waterfront di levante dal Centro Storico fino allo stadio comunale Paolo Poli». Non siamo dunque davanti a un’invenzione comunicativa o a un progetto tirato fuori dal nulla. C’è un atto ufficiale, regolarmente adottato, con pareri favorevoli di regolarità tecnica, contabile e giuridico-amministrativa. La delibera è stata pubblicata all’Albo Pretorio il 4 settembre. Ma bisogna leggere attentamente che cosa la Giunta ha effettivamente approvato. Non ha approvato il progetto definitivo dell’opera. Non ha approvato un progetto esecutivo. Non ha affidato lavori. Non ha individuato un’impresa. Non ha disposto l’apertura di un cantiere. Ha preso atto di una scheda-progetto di carattere preliminare e programmatico, definita dalla stessa deliberazione come una «prima ipotesi complessiva» di riqualificazione, suscettibile di approfondimenti, integrazioni e modifiche nelle successive fasi della progettazione.
È una differenza che può sembrare soltanto tecnica a chi legge velocemente. In realtà è la differenza tra avere un’idea amministrativamente formalizzata e avere un’opera pronta per essere realizzata. E sono due cose profondamente diverse.
Dodici milioni, ma dove sono?
C’è poi un altro elemento che merita particolare attenzione, perché riguarda direttamente quei «12 milioni» che campeggiano nella comunicazione dell’iniziativa. La cifra c’è. La delibera quantifica infatti in 12 milioni di euro il fabbisogno finanziario stimato dell’intervento e indica anche un cronoprogramma complessivo di circa 43 mesi, vale a dire tre anni e sette mesi. Ma quei 12 milioni, allo stato degli atti, non sono un finanziamento già disponibile per realizzare il waterfront. La stessa delibera spiega infatti che l’Amministrazione intende proporre l’intervento alla Regione Puglia per l’inserimento in possibili linee di finanziamento che dovessero essere rese disponibili in futuro. La scheda deve quindi essere utilizzata per cercare di intercettare risorse. E qui il linguaggio amministrativo torna a essere molto più prudente di quello della comunicazione politica. Non si legge: «abbiamo ottenuto 12 milioni». Si legge, sostanzialmente: abbiamo elaborato una proposta del valore stimato di 12 milioni e intendiamo candidarla a future opportunità di finanziamento. La differenza non è secondaria.
Il waterfront, quindi, non è ancora un’opera
È probabilmente questo il punto sul quale occorre essere molto chiari, soprattutto per evitare equivoci. Il waterfront di Levante è oggi una proposta progettuale formalizzata attraverso una scheda preliminare, non un’opera in fase di realizzazione. E la stessa documentazione comunale lo dice senza ambiguità.
La scheda individua una serie di possibili interventi: protezione della costa e sistemi di difesa dall’erosione, nuova organizzazione degli spazi pubblici, maggiore spazio per pedoni e biciclette, aree verdi, accessi al mare mediante rampe e scale, pavimentazioni, illuminazione, arredi, punti panoramici e un percorso ciclabile destinato a collegare il centro urbano con la pista Molfetta-Giovinazzo. Sono obiettivi condivisibili? Naturalmente possono esserlo. Sono opere necessarie? È una valutazione sulla quale la città potrà discutere. Ma non sono ancora opere realizzate, né opere immediatamente cantierabili.
La stessa delibera stabilisce che le soluzioni dovranno essere ulteriormente approfondite e potranno essere modificate anche sulla base del percorso di partecipazione con cittadini, associazioni, operatori economici e sociali. E questo significa una cosa molto semplice: il progetto non è ancora chiuso.
Prima il finanziamento, poi il resto
C’è poi la questione decisiva delle risorse. Il Comune intende trasmettere la scheda alla Regione Puglia per cercare l’inserimento dell’intervento nelle future linee di finanziamento. Questo significa che, almeno allo stato dell’atto oggi disponibile, il finanziamento necessario alla realizzazione non è ancora acquisito. Ed è proprio qui che la distanza tra comunicazione e realtà rischia di diventare più evidente. Dire «abbiamo approvato un progetto da 12 milioni» produce nell’immaginario del cittadino l’idea di un’opera finanziata, programmata e prossima alla realizzazione. Dire invece «abbiamo approvato una scheda preliminare da 12 milioni da candidare a future opportunità di finanziamento» restituisce una fotografia molto diversa. Entrambe le frasi possono riferirsi allo stesso atto. Ma raccontano due realtà percettive completamente differenti. La seconda, semplicemente, è molto più vicina a quello che oggi risulta dai documenti.
E qui ritorna la vicenda della vasca di colmata
Ed è proprio a questo punto che il waterfront di Levante si collega inevitabilmente alla vicenda della vasca di colmata e ai nostri precedenti approfondimenti. Perché la nuova idea di riqualificazione del lungomare non arriva in un vuoto amministrativo. Arriva dopo la scelta politica della nuova Amministrazione di cambiare indirizzo rispetto al progetto della vasca di colmata sul Lungomare Marcantonio Colonna e di indirizzare gli uffici verso la revoca della precedente procedura, contestualmente all’ipotesi di una diversa soluzione per la gestione dei sedimenti nel bacino portuale. Ma anche in quel caso avevamo evidenziato la stessa questione: un indirizzo politico non equivale automaticamente all’atto amministrativo conclusivo.
La Delibera di Giunta comunale n. 27 del 7 agosto 2026 aveva infatti dato indirizzo agli uffici di procedere verso la revoca della gara, ma la revoca formale doveva essere perfezionata attraverso i successivi atti dirigenziali. Allo stesso modo, la soluzione alternativa doveva ancora essere sviluppata e verificata sotto il profilo progettuale, autorizzativo, finanziario e tecnico. Adesso compare un’altra grande narrazione: il nuovo waterfront. Ed è una narrazione certamente affascinante, perché parla di mare, verde, piste ciclabili, accessibilità, spiagge e rigenerazione urbana. Ma il metodo deve rimanere lo stesso. Non dobbiamo chiederci soltanto quanto sia bello il progetto raccontato. Dobbiamo chiederci a che punto sia realmente il progetto amministrativo.
Dal lungomare alla carta: la lunga strada che ancora manca
Se guardiamo agli atti disponibili, la fotografia odierna è quindi piuttosto semplice. Abbiamo una deliberazione di Giunta. Abbiamo una scheda progettuale. Abbiamo una stima economica di 12 milioni di euro. Abbiamo un’ipotesi di cronoprogramma di 43 mesi. Abbiamo un’indicazione degli interventi che potrebbero essere realizzati. Abbiamo l’intenzione di candidare l’intervento a future fonti di finanziamento. Abbiamo inoltre la previsione di un percorso di ascolto e partecipazione. Ma non abbiamo ancora il finanziamento dell’opera, non abbiamo il progetto definitivo, non abbiamo il progetto esecutivo, non abbiamo una gara per l’affidamento dei lavori e non abbiamo un cantiere. Questa non è una critica politica. È semplicemente la fotografia degli atti.
E proprio perché Molfetta ha già conosciuto, negli anni, una quantità considerevole di annunci, progetti, programmi, finanziamenti annunciati, opere previste e opere rimaste in attesa, sarebbe forse utile recuperare una vecchia abitudine amministrativa: misurare le opere non quando vengono annunciate, ma quando diventano concretamente realizzabili.
Nessuna bocciatura del progetto. Ma nemmeno un’opera già fatta
Sia chiaro: dire che il waterfront è ancora in una fase preliminare non significa bocciare il progetto, anzi. Una città ha bisogno di progettare il proprio futuro. Ha bisogno di immaginare nuovi spazi pubblici, migliorare il rapporto con il mare, affrontare l’erosione costiera, aumentare l’accessibilità, creare percorsi pedonali e ciclabili e rendere più vivibile il proprio lungomare. E il fatto che la Giunta abbia messo nero su bianco questi obiettivi rappresenta certamente un atto politico-amministrativo che merita di essere seguito. Ma proprio per questo è importante non confondere il punto di partenza con il punto di arrivo.
La stessa amministrazione, nella propria deliberazione, riconosce che siamo davanti a una prima ipotesi e che le soluzioni potranno essere approfondite, integrate o modificate. Dunque il progetto non è ancora scolpito nella pietra. È in divenire. E dovrà affrontare il passaggio forse più importante: trovare le risorse necessarie per trasformare una scheda in un progetto finanziato e, successivamente, un progetto finanziato in un’opera.
La politica degli annunci e la politica dei fatti
Ed eccoci quindi al punto dal quale eravamo partiti. La politica degli annunci non è necessariamente una politica fatta di falsità. È qualcosa di più sottile. È il rischio di presentare come risultato ciò che è ancora un passaggio intermedio. È raccontare il futuro con il linguaggio del presente. È trasformare una possibilità in una certezza percettiva prima che gli atti abbiano compiuto tutto il loro percorso.
Nel caso del waterfront di Levante, l’atto c’è. Ma l’atto dice anche che siamo all’inizio di un percorso. E forse sarebbe sufficiente raccontarlo così. Non ci sarebbe nulla di meno importante nel dire ai cittadini: abbiamo elaborato una proposta ambiziosa, abbiamo quantificato una prima ipotesi in 12 milioni, ora dobbiamo trovare le risorse, sviluppare la progettazione, confrontarci con la città e affrontare tutti i passaggi necessari per arrivare alla realizzazione. Anzi, sarebbe probabilmente una comunicazione ancora più credibile. Perché il cittadino non ha bisogno che ogni idea venga trasformata immediatamente in una conquista. Ha bisogno di sapere a che punto siamo davvero. E oggi, sul waterfront di Levante, la risposta che emerge dagli atti è abbastanza chiara: siamo davanti a una proposta progettuale preliminare e programmatica, ufficialmente assunta dalla Giunta, ma ancora tutta da sviluppare e soprattutto da finanziare. Non è poco. Ma non è ancora un cantiere.
E tra una cosa e l’altra, ancora una volta, c’è quella parola che avevamo messo al centro della nostra riflessione sulla politica degli annunci: verifica.
Perché un waterfront può essere bellissimo sulla carta. La vera sfida sarà riuscire a farlo diventare altrettanto reale sul lungomare. Ed è proprio su questo passaggio che, allo stato attuale, nutriamo più di qualche dubbio. Non lo presentiamo, però, come un giudizio definitivo: è una valutazione che nasce da una prima lettura degli atti e da un approfondimento della materia che riteniamo ancora necessario completare. Alcuni elementi meritano infatti di essere esaminati più a fondo, soprattutto per comprendere quale sarà il reale percorso amministrativo, progettuale e finanziario che dovrà trasformare questa prima ipotesi in un’opera concretamente realizzabile.
Per ora, dunque, ci fermiamo ai fatti. Il progetto è stato messo sul tavolo. Il percorso è stato ufficialmente avviato. Ma la strada che separa quella scheda progettuale dal waterfront realizzato è ancora tutta da percorrere. E sarà proprio lungo quella strada che, come sempre, continueremo a verificare ciò che accadrà, distinguendo gli annunci dagli atti, le intenzioni dalle decisioni e, soprattutto, i progetti dalle opere.









