Venezuela, la notte dell’apocalisse: due terremoti in 39 secondi devastano il Paese


Una doppia scossa senza precedenti semina morte e distruzione tra Caracas e la costa caraibica. Mentre cresce il bilancio delle vittime, il disastro riaccende le polemiche sulla fragilità delle infrastrutture e sulle responsabilità di oltre un quarto di secolo di governo chavista.
Il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela non ha soltanto provocato centinaia di vittime e distruzioni senza precedenti: ha anche riacceso il dibattito sulle condizioni delle infrastrutture e sulla capacità dello Stato di affrontare una tragedia di questa portata.

Il Venezuela ha vissuto una delle pagine più tragiche della sua storia recente. Nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2026 una violentissima sequenza sismica ha sconvolto il Paese, riportando alla memoria i grandi terremoti che nei secoli passati devastarono Caracas e il nord della nazione.

La prima scossa, di magnitudo 7.2, è stata registrata alle 00:04 (ora italiana), con epicentro circa 28 chilometri a nord-ovest di San Felipe, nello Stato di Yaracuy. Soltanto 39 secondi più tardi una seconda e ancora più potente scossa, di magnitudo 7.5, ha colpito la stessa area con epicentro nei pressi di Yumare, a circa 170 chilometri dalla capitale.

Il bilancio provvisorio parla di almeno 188 vittime e quasi mille feriti, ma il numero è destinato a crescere. Secondo le stime dell’USGS, infatti, il numero finale dei morti potrebbe raggiungere cifre ben più elevate, comprese tra le decine di migliaia nei peggiori scenari ipotizzati.

Le distruzioni sono enormi. Numerosi edifici sono crollati tra Caracas e gli Stati di Miranda, La Guaira, Aragua, Carabobo, Yaracuy e Falcón. L’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía è stato chiuso a causa dei gravi danni subiti dalle strutture, mentre vaste aree del Paese sono rimaste isolate per il collasso delle comunicazioni telefoniche e delle reti elettriche. Blackout diffusi hanno interessato Caracas e La Guaira, con la sospensione dei servizi della metropolitana e della rete ferroviaria. È stato inoltre interrotto il rifornimento di gas per motivi di sicurezza. Tra le macerie continuano le operazioni di soccorso. A La Guaira tre bambini sono stati estratti vivi, ma centinaia di persone risultano ancora disperse.

Dal punto di vista geologico, il disastro è legato alla complessa interazione tra la placca caraibica e quella sudamericana, una delle aree sismicamente più attive dell’intero continente. La stessa regione era già stata colpita dai devastanti terremoti del 1812 e del 1900, entrambi di magnitudo 7.7. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, mentre numerosi Paesi, tra cui Italia, Germania, Argentina, Israele e Stati Uniti, hanno offerto squadre di soccorso e aiuti umanitari.

Accanto al dramma umano si stanno moltiplicando le critiche nei confronti dell’apparato statale venezuelano. Da anni osservatori, oppositori e organizzazioni indipendenti denunciano il progressivo deterioramento delle infrastrutture pubbliche, degli ospedali e della protezione civile dopo oltre ventisette anni di dittatura chavista.

Le immagini provenienti da La Guaira mostrano il crollo di interi complessi residenziali. Alcuni analisti sostengono che negli anni fossero stati segnalati problemi strutturali in parte dell’edilizia popolare realizzata durante i governi Chávez e Maduro, alimentando oggi interrogativi sulla qualità delle costruzioni e sui controlli effettuati.

Numerose testimonianze riferiscono inoltre di soccorsi rallentati dalla cronica carenza di mezzi e attrezzature, con vigili del fuoco e volontari costretti a operare in condizioni estremamente difficili.

Il terremoto riporta così al centro del dibattito anche il lungo declino economico e istituzionale del Venezuela. Secondo i critici del regime, decenni di cattiva amministrazione, corruzione e gestione inefficiente delle immense risorse petrolifere hanno lasciato il Paese privo di strutture adeguate per affrontare una calamità di questa portata.

nche la figura di Delcy Rodríguez è oggetto di forti contestazioni politiche. Gli oppositori del chavismo non la considerano espressione di un processo elettorale pienamente democratico e ricordano le pesanti accuse di brogli rivolte alle ultime consultazioni presidenziali, che hanno suscitato critiche da parte di numerosi governi e organismi internazionali.

Mentre continua la corsa contro il tempo per salvare chi è ancora intrappolato sotto le macerie, una domanda attraversa oggi tutto il Venezuela: quanto della tragedia è stata provocata dalla forza della natura e quanto, invece, da anni di degrado istituzionale e infrastrutturale che hanno reso il Paese estremamente vulnerabile?

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