Ogni amministratore è libero di avere idee diverse, ma davanti alle crisi occupazionali il primo dovere resta quello di ascoltare chi rappresenta i lavoratori e difendere l’interesse della comunità.

C’è una domanda che dovremmo porci tutti, prima ancora delle appartenenze politiche: che cosa dovrebbe fare un sindaco quando centinaia di lavoratori rischiano il posto? Voltarsi dall’altra parte? Restare neutrale? Oppure ascoltare chi rappresenta quei lavoratori e difenderne il diritto a una trattativa?
In queste ore c’è chi critica il sindaco di Molfetta, Manuel Minervini, per aver incontrato i sindacati e sostenuto le ragioni dei lavoratori. Francamente, facciamo fatica a comprendere quale sarebbe stata l’alternativa. Un sindaco non è l’amministratore delegato di un’azienda. Non gli compete elaborare piani industriali, decidere strategie di mercato o sostituirsi agli imprenditori. Il suo compito è rappresentare l’intera comunità. E una comunità è fatta innanzitutto di persone, di famiglie, di lavoratrici e lavoratori.
Difendere il lavoro non significa schierarsi contro l’impresa. Significa riconoscere che l’economia ha senso quando crea occupazione, tutela la dignità delle persone e produce sviluppo per il territorio.
C’è poi un aspetto che qualcuno sembra dimenticare. I sindacati non sono un’anomalia del sistema democratico. Sono un pilastro della nostra Repubblica. La loro funzione è riconosciuta e tutelata dalla Costituzione nata dalla Resistenza, perché i Padri costituenti avevano ben chiaro che senza la libertà di organizzazione dei lavoratori non può esistere una democrazia compiuta.
Si può discutere con un sindacato. Si può non condividere una piattaforma rivendicativa. Si può avere una diversa visione economica. Ma non si può considerare un errore istituzionale il fatto che un sindaco ascolti chi rappresenta migliaia di lavoratori. E c’è un’ultima considerazione, forse la più semplice.
Manuel Minervini è il sindaco di una coalizione di centrosinistra. È stato eletto con un programma e con valori ben riconoscibili, tra i quali la tutela del lavoro e il dialogo con le parti sociali. Pretendere che, di fronte a una vertenza occupazionale, assuma una posizione opposta significherebbe chiedergli di rinnegare non solo la propria storia politica, ma anche il mandato ricevuto dagli elettori. Si può essere d’accordo o meno con le sue scelte. Questo è il sale della democrazia. Ma criticare un sindaco perché difende il lavoro, dialoga con i sindacati e prova a tutelare la propria comunità significa contestargli di aver fatto esattamente ciò che ci si aspetta da chi amministra una città.
E questo, prima ancora che una questione politica, è un principio di democrazia.







