Tra antichi riti pagani e feste cristiane, tra raccolti, vendemmie e presagi celesti, settembre è la misteriosa soglia tra due stagioni: l’estate si ritira, la notte riconquista il suo spazio e passato, presente e futuro tornano a incontrarsi sotto lo stesso cielo.

Settembre arriva quasi in punta di piedi. Non possiede la violenza luminosa di agosto e non ha ancora il volto malinconico di ottobre. È un mese di passaggio, sospeso tra due stagioni e, forse proprio per questo, capace più di ogni altro di dare la sensazione che qualcosa stia cambiando. L’estate non è ancora del tutto finita, ma la sua luce comincia lentamente a perdere forza; le giornate si accorciano, le ombre si allungano e le prime sere restituiscono alla notte quella profondità che nei mesi estivi sembrava quasi scomparsa. È il mese nel quale il mondo sembra voltarsi indietro per un’ultima volta prima di andare avanti.
Anche il suo nome racconta una storia antichissima. Settembre deriva dal latino September, a sua volta legato a septem, “sette”, perché nell’antico calendario romano, quello che iniziava con marzo, settembre era effettivamente il settimo mese dell’anno. Fu la riforma del calendario giuliano, nel 46 a.C., a spostare progressivamente la numerazione, lasciando a settembre il nome di un mese che ormai era diventato il nono. È una piccola anomalia sopravvissuta per oltre duemila anni: settembre continua a chiamarsi “settimo” pur essendo il nono mese del nostro calendario.
Forse non è soltanto una curiosità linguistica. È quasi una traccia lasciata dal tempo, una specie di fossile nascosto dentro una parola che pronunciamo ogni giorno senza più domandarci da dove venga. Settembre, infatti, porta ancora dentro di sé un mondo molto più antico del nostro.
Quando l’anno cominciava a marzo
Per gli antichi Romani il tempo non era semplicemente una successione di mesi sul calendario. Era profondamente legato ai cicli della natura, all’agricoltura, alla guerra, alla religione e al movimento degli astri. Il vecchio anno romano cominciava a marzo e seguiva una logica nella quale primavera, guerra, semina, raccolto e vita pubblica erano strettamente collegati.
Settembre arrivava quando il grande lavoro agricolo dell’estate era ormai quasi terminato e il mondo dei campi entrava in una fase diversa. Nel calendario romano era un periodo relativamente tranquillo dal punto di vista delle grandi feste agricole, mentre acquistavano importanza i Ludi Romani, i giochi pubblici dedicati a Giove, tra le più antiche celebrazioni pubbliche della Roma repubblicana e imperiale. Ma settembre era soprattutto un mese di passaggio. Il raccolto era alle spalle, la vendemmia si avvicinava, la stagione calda cominciava lentamente a declinare e l’uomo antico tornava a guardare verso il cielo con un’attenzione diversa. Perché il cielo di settembre non è soltanto quello che annuncia la fine dell’estate. È il cielo che annuncia il ritorno dell’oscurità.
Il mese nel quale la luce comincia a cedere
Il cambiamento è graduale, quasi impercettibile all’inizio, ma inesorabile. All’inizio di settembre il giorno conserva ancora una buona parte della sua forza. Poi, giorno dopo giorno, il Sole tramonta sempre più presto e sorge sempre più tardi. Nella prima settimana la differenza può sembrare minima, ma alla fine del mese il paesaggio è già cambiato. È come se il Sole cominciasse lentamente a ritirarsi. Il fenomeno raggiungerà il suo punto simbolico con l’equinozio d’autunno, che nel 2026 cadrà il 22 settembre alle 20:05 circa in Italia. In quel momento il Sole attraverserà l’equatore celeste diretto verso sud e nell’emisfero settentrionale comincerà ufficialmente l’autunno astronomico.
L’equinozio è uno di quei momenti nei quali astronomia e immaginario umano sembrano incontrarsi naturalmente. La parola deriva dal latino aequinoctium, “notte uguale”, perché intorno agli equinozi la durata del giorno e quella della notte tendono a essere quasi equivalenti. Quasi, non esattamente.
Anche questo piccolo dettaglio è affascinante, perché la natura non obbedisce alla geometria perfetta che immaginiamo. Rifrazione atmosferica e dimensione apparente del disco solare fanno sì che alba e tramonto non coincidano esattamente con una divisione matematica di dodici ore ciascuna. Ma il significato simbolico rimane potentissimo: la luce e l’oscurità arrivano a un equilibrio prima che una delle due cominci a prevalere. E da quel momento sarà la notte a guadagnare terreno.
La soglia tra due mondi
Non è difficile comprendere perché l’equinozio abbia assunto, presso molte culture antiche, un significato particolare. I momenti nei quali il Sole cambia posizione apparente nel cielo, le giornate raggiungono estremi o luce e tenebra si avvicinano a un equilibrio sono stati spesso percepiti come momenti di confine. Non necessariamente perché gli antichi possedessero le nostre conoscenze astronomiche, ma perché osservavano con estrema attenzione ciò che accadeva sopra di loro. Il cielo era calendario, orologio, mappa e presagio.
Settembre diventava così il mese nel quale la natura mostrava il proprio cambiamento e l’uomo imparava nuovamente ad ascoltarlo. Il raccolto era stato portato a casa, i frutti maturavano, la vite si preparava alla vendemmia e il paesaggio agricolo assumeva lentamente colori diversi. Quello che durante l’estate era stato crescita diventava raccolta; quello che era stato futuro diventava memoria.
È forse questa la vera essenza di settembre: non la fine, ma la trasformazione. Dal paganesimo alla cristianità. E poi arriva il cristianesimo. Come accade per molti altri momenti dell’anno, anche settembre viene progressivamente inserito nel nuovo calendario religioso e alcune delle sue date assumono significati che appartengono alla nuova fede.
L’8 settembre, per esempio, la tradizione cristiana celebra la Natività della Vergine Maria. La festa ha origini antiche, legate alla tradizione di Gerusalemme, e venne introdotta a Costantinopoli nel VI secolo per arrivare a Roma alla fine del VII secolo, sotto papa Sergio I. Nella tradizione bizantina il significato è ancora più suggestivo: l’8 settembre rappresenta l’inizio del ciclo delle grandi feste della Madre di Dio, mentre il percorso liturgico si conclude con la Dormizione del 15 agosto. È come se la nascita di Maria aprisse simbolicamente una porta attraverso la quale l’umanità entrerà nella storia della salvezza.
Settembre assume così un nuovo volto. Il mese del raccolto diventa anche il mese della nascita. Il tempo nel quale la natura comincia a ritirarsi diventa il tempo nel quale la liturgia celebra un nuovo inizio. E pochi giorni dopo, il 14 settembre, arriva una delle feste più importanti del mese: l’Esaltazione della Santa Croce. Anche questa celebrazione possiede un’origine legata a Gerusalemme e alla tradizione del ritrovamento della Croce da parte di Elena e alla successiva dedicazione della basilica della Risurrezione. È interessante osservare questa successione: nascita, croce, passaggio, trasformazione. Come se settembre, anche nella sua dimensione cristiana, continuasse a essere un mese di soglia.
Il mese dei ritorni
Settembre è anche il mese nel quale, per la nostra società moderna, ricomincia quasi tutto. Terminano le vacanze, riaprono le scuole, riprendono le attività, tornano le riunioni, gli uffici ritrovano il loro ritmo e le città lentamente recuperano la propria densità. È curioso come una consuetudine moderna conservi qualcosa di molto antico. Dopo l’interruzione estiva si ritorna. Si ricomincia. Si fanno progetti. Si riprendono attività lasciate in sospeso. E forse per questo settembre ha sempre avuto un sapore particolare: non è soltanto un mese che finisce, ma quello nel quale siamo costretti a domandarci che cosa faremo del tempo che rimane. L’estate appartiene al presente. Settembre comincia già a parlare del futuro.
E intanto la Luna torna protagonista
Ma se settembre è un mese di transizione sulla Terra, il suo cielo continua a offrire spettacoli capaci di ricordarci quanto sia piccolo il nostro calendario rispetto ai movimenti cosmici. La Luna attraverserà le sue quattro fasi principali nel corso del mese: ultimo quarto il 4 settembre, Luna nuova l’11, primo quarto il 18 e Luna piena il 26 settembre. La Luna nuova dell’11 sarà particolarmente interessante per chi ama osservare il cielo profondo, perché nelle notti immediatamente successive il nostro satellite inizierà a ricomparire come una sottile falce serale, crescendo giorno dopo giorno fino al primo quarto. La Luna piena del 26, invece, arriverà quando l’autunno astronomico sarà già iniziato e la notte avrà cominciato a conquistare progressivamente più spazio. È un piccolo appuntamento celeste, ma racconta perfettamente il carattere di settembre: qualcosa nasce, cresce, raggiunge la pienezza e poi comincia nuovamente a diminuire. Come ogni cosa.
Le stelle cadenti che arrivano dopo le Perseidi
Chi pensa che dopo agosto il cielo perda improvvisamente il suo fascino si sbaglia. Le grandi Perseidi appartengono ormai al passato, ma settembre conserva alcuni piccoli sciami meteorici meno spettacolari e proprio per questo forse più affascinanti per chi osserva il cielo con pazienza. Le Aurigidi, attive tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre, raggiungono il massimo proprio all’inizio del mese. Successivamente arrivano le September ε-Perseids, attive indicativamente dal 5 al 21 settembre e con massimo attorno al 9. L’attività prevista è modesta rispetto alle Perseidi, ma nelle notti favorevoli qualche meteora può comunque attraversare il cielo. Non aspettatevi lo spettacolo di agosto. Settembre non è il mese delle grandi quantità. È il mese delle apparizioni più discrete. Bisogna aspettare, osservare, lasciare che gli occhi si abituino al buio. E forse è proprio questo che rende più affascinante una meteora di settembre: arriva quando non la stai aspettando.
Il cielo cambia volto
Nel corso del mese cambierà anche il paesaggio delle stelle e dei pianeti visibili nelle ore notturne. Tra gli appuntamenti del cielo di inizio settembre ci saranno diversi incontri apparenti tra la Luna e alcuni oggetti celesti. Il 3 settembre, per esempio, il nostro satellite passerà vicino alle Pleiadi, mentre il 6 sarà protagonista di un avvicinamento apparente a Marte. Sono incontri prospettici, naturalmente: la Luna e i pianeti non saranno realmente vicini nello spazio. È il nostro punto di osservazione terrestre a farli apparire accostati sulla volta celeste. Ma è proprio questo il fascino dell’astronomia osservativa: per una notte, dal nostro piccolo punto sulla Terra, due mondi lontanissimi possono sembrare quasi sfiorarsi. E così il cielo continua a costruire immagini che l’uomo, da sempre, trasforma in racconti.
Il significato nascosto di settembre
Forse è per questo che settembre è uno dei mesi più profondamente simbolici dell’anno. Non ha l’esuberanza di maggio, non possiede la potenza solare di luglio e agosto, non ha ancora la malinconia definitiva di novembre. È il mese nel quale tutto sembra ancora possibile, ma nulla è più come prima. La luce è ancora presente, ma diminuisce. Il caldo non è ancora completamente scomparso, ma perde lentamente il suo dominio. La natura continua a offrire frutti, ma contemporaneamente prepara il riposo. L’uomo torna al lavoro, mentre il cielo prepara l’autunno. La terra raccoglie ciò che ha seminato. E il tempo, silenziosamente, continua a passare.
Forse è questo il motivo per cui settembre viene spesso associato alle ripartenze. Non perché sia davvero l’inizio dell’anno, ma perché possiede quella particolare atmosfera nella quale sentiamo il bisogno di ricominciare qualcosa. Un progetto, un viaggio, un amore, una storia o semplicemente noi stessi.

Quando il giorno comincia a cedere alla notte
Poi arriverà il 22 settembre. Il Sole attraverserà l’equatore celeste e nell’emisfero settentrionale inizierà l’autunno astronomico. Da quel momento, lentamente ma inesorabilmente, le notti continueranno ad allungarsi. E forse è proprio allora che settembre mostrerà il suo vero volto. Perché l’equinozio non è soltanto un fenomeno astronomico. È una soglia. Da una parte abbiamo la luce che abbiamo conosciuto durante l’estate; dall’altra la lunga stagione delle ombre che ci accompagnerà verso l’inverno. Il Sole non scompare, naturalmente. Continua a sorgere, a tramontare e a seguire la sua eterna geometria nel cielo. Siamo noi che cambiamo posizione rispetto a lui. Eppure, guardando una sera di fine settembre, può sembrare che sia il cielo a cambiare.
Settembre non finisce davvero
Quando arriverà l’ultima sera del mese, l’estate sarà ormai definitivamente alle nostre spalle. Ma settembre avrà lasciato qualcosa. Avrà portato via una parte della luce e restituito alla notte il suo spazio. Avrà trasformato il paesaggio, modificato il ritmo delle giornate e riportato il nostro sguardo verso il cielo. E forse ci avrà ricordato una cosa che gli uomini antichi conoscevano molto bene e che noi, presi dalla velocità delle nostre giornate, abbiamo quasi dimenticato: il tempo non passa semplicemente davanti a noi. Il tempo ci attraversa.
Ogni mese lascia qualcosa del mese precedente e prepara quello successivo. Settembre è proprio questo. Una porta socchiusa tra due stagioni. Un confine tra ciò che è stato e ciò che deve ancora accadere. Un mese che conserva nel proprio nome un antico “sette” mentre il nostro calendario lo colloca al “nove”, come se persino la parola fosse rimasta intrappolata in un tempo lontanissimo. E forse è proprio questa la sua magia. Settembre ci ricorda che possiamo cambiare calendario, religione, abitudini e modo di misurare il tempo, ma sotto la superficie continuiamo a vivere dentro gli stessi grandi cicli che gli uomini osservavano migliaia di anni fa. Guardiamo ancora la Luna. Attendiamo ancora l’equinozio. Cerchiamo ancora le stelle cadenti. Aspettiamo ancora il ritorno delle stagioni. E, senza rendercene conto, continuiamo a fare quello che facevano gli uomini prima di noi: guardare il cielo per capire dove ci troviamo nel tempo.
Forse è per questo che settembre non è soltanto il nono mese dell’anno. È una soglia. E ogni soglia, prima o poi, ci chiede di attraversarla.
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