Racconti e ricordi: la matassa, fili di lana e fili di memoria


Da uno scritto di Angelo Boccanegra: il ricordo delle sere d’inverno attorno alla “frascera”, tra racconti, lavoro e calore domestico.
La matassa: fili di lana e fili di memoria nelle sere d’inverno attorno alla frascera.

D’inverno, nelle case di una volta, il cuore della famiglia era la “frascera“. Attorno a quel tepore semplice e prezioso ci si riuniva durante le lunghe e fredde giornate. Era il momento dei racconti: storie di vita vissuta che gli anziani narravano con calma, mentre noi bambini ascoltavamo con curiosità, a volte affascinati e altre volte un po’ intimoriti quando il racconto prendeva una piega misteriosa.

Intanto le mani non stavano mai ferme. Gli anziani erano sempre impegnati a fare qualcosa e spesso li si vedeva fare la matassa. Si mettevano uno di fronte all’altro, con le braccia aperte per facilitare lo scorrere del filo, oppure usavano lo schienale di una sedia attorno al quale la lana veniva fatta girare con pazienza.

Nulla veniva buttato. I vecchi maglioni venivano disfatti con cura e la lana recuperata veniva raccolta in grossi gomitoli. Le donne osservavano la quantità di filo, valutando quante maglie o quante paia di calze si sarebbero potute realizzare.

Con le loro mani operose, mani di nonne e di madri amorose, impugnavano i ferri da calza. E da una o più matasse nascevano nuovi maglioni, pronti a scaldare l’inverno della famiglia.

Oggi quei gesti sembrano appartenere a un altro mondo. Il tempo li ha lentamente accompagnati nel dimenticatoio, insieme a tante altre abitudini di una vita semplice e laboriosa. Eppure, nei ricordi di chi li ha vissuti, restano atmosfere calde e familiari, fili di memoria intrecciati come la lana di una matassa.

E forse il valore più grande di quei momenti non stava soltanto nel lavoro svolto, ma nel tempo condiviso. Attorno alla frascera si imparava ad ascoltare, a raccontare, a stare insieme. I bambini crescevano tra le parole degli anziani e il ritmo tranquillo delle mani che lavoravano la lana.

Ogni matassa racchiudeva qualcosa di più di un semplice filo: portava con sé pazienza, ingegno e affetto. Era il segno di una vita fatta di gesti semplici, dove anche il recupero di un vecchio maglione diventava l’occasione per creare qualcosa di nuovo.

Oggi quelle scene appartengono alla memoria, ma continuano a vivere nei racconti tramandati e nei ricordi di chi le ha vissute. Perché, come i fili di una matassa che si intrecciano tra loro, anche la memoria lega il passato al presente, ricordandoci che nelle piccole cose di ogni giorno si nasconde spesso il vero valore della vita.

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