Racconti e ricordi: gli altarini casalinghi dei nostri nonni


Angoli destinati al culto domestico di Santi e Madonne, di parenti e amici passati a miglior vita. Nelle case di una volta non potevano mancare. Da un racconto di Angelo Boccanegra
Altarini dei defunti. Nelle case dei nostri nonni non mancavano mai.

Nelle case di una volta, non poteva mancare lo spazio dedicato alla fede e al culto dei defunti. Era un luogo dove in qualsiasi momento della giornata era possibile dedicarsi alla propria spiritualità e alla memoria dei propri cari che non c’erano più. 

In passato, oramai sempre più lontano, gli angoli per il conforto dell’anima, facevano parte dell’arredo delle case ed erano per lo più sistemati nelle camere da letto dei nostri nonni. Erano angoli di semplice ma vera spiritualità, addobbati con centrini ricamati a mano e illuminati dalla luce fioca di uno o più lumini.

Generalmente, questi altarini casalinghi d’una volta, avevano al centro anche un piccolo vaso di ceramica con un mazzetto di fiori di campo oppure di gerani coltivati nei vasi posti sul balcone o, per chi abitava nei bassi, nell’atrio. Quegli altarini, con i “santini”, le immagini religiose di varie dimensioni, le statuine di Santi e Madonne e le foto dei defunti di famiglia, erano presenti si può tranquillamente dire in tutte le case dei nonni.

Dinanzi a queste piccole rappresentazioni della sacralità domestica di una volta, si recitavano preghiere e invocazioni in ricordo di chi non c’era più, un po’ per devozione ma anche per continuare a sentire a casa chi, purtroppo, se ne era andato per sempre e spesso troppo in anticipo. Alle volte, dinanzi agli altarini, si recitava il rosario, e non mancavano neanche le richieste di grazia e protezione per tutta la famiglia e per i propri figli in un’epoca in cui anche una malattia oggi curabile con un semplice antibiotico poteva essere fatale.

Questi veri e propri rituali, che prevedevano anche il semplice farsi il segno della croce ogni qual volta si passava nei paraggi dell’altarino, servivano anche, secondo le credenze popolari del tempo, ad aggraziarsi gli spiriti dei defunti al fine di ottenere protezione per la casa. A noi bambini di allora, ancora ignari di queste “oscure” credenze popolari, toccava spesso di esprimere i cosiddetti “fioretti”, che erano in realtà dei piccoli sacrifici, delle infantili rinunce, oppure semplici impegni da offrire in dono alla Madonna, a Gesù o al Santo di turno.

Un chiaro esempio di come antichi riti appartenenti a religioni “lontane” erano sopravvissuti fino a qualche decennio fa. Sappiamo oggi, infatti, che già la domus romana riservava uno spazio, denominato nicchia o edicola, in cui onorare i lari, figure della mitologia romana che rappresentavano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale. Naturalmente, i più diffusi erano i Lares familiares, che rappresentavano gli antenati. L’antenato veniva raffigurato con una statuetta, di terracotta, legno o cera, chiamata sigillum (da signum, “segno”, “effigie”, “immagine”). All’interno della domus, tali statuette venivano collocate nella nicchia di un’apposita edicola detta larario e, in particolari occasioni o ricorrenze, onorate con l’accensione di una fiammella. Ogni avvenimento importante era messo sotto la protezione dei Lari con sacrifici e offerte: per esempio il raggiungimento dell’età adulta, la partenza per un viaggio oppure il ritorno di qualcuno, il matrimonio, le nascite.

Piccoli altarini dei defunti nelle case di una volta. Immagine creata con l’IA.
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