Lama Martina, bene comune di tutti i molfettesi


Un manifesto per proteggere il parco naturale. Nota del Comune di Molfetta
Molfetta, Parco di Lama Martina

“Collabora a conservare e proteggere gli ecosistemi e le bellezze di questo paesaggio”. È l’incipit di un messaggio che campeggia su quattro pannelli installati dall’Amministrazione comunale all’interno di Lama Martina in collaborazione con l’associazione Terrae.

“Nei giorni scorsi – afferma l’assessore all’Ambiente Maridda Polisi è discusso molto di Lama Martina e del suo utilizzo. E da questo dibattito cittadino, emerso dai siti di informazione, vogliamo prendere gli spunti e i suggerimenti migliori. È chiaro che Lama Martina è un bene pubblico, appartiene a tutti, e allo stesso tempo tutti i molfettesi devono preservare e proteggere questo straordinario esempio di natura. Per questo abbiamo realizzato un piccolo manifesto con l’obiettivo di vivere al meglio la lama nel pieno rispetto delle regole e del buon senso”.

“Finalmente Molfetta – afferma il sindaco Tommaso Minerviniha per la prima volta un grande polmone verde. Un parco dove fare una bella passeggiata, leggere un libro, assaporare il silenzio e i suoni della natura. Abbiamo tutti il dovere morale di difendere questo luogo di comunità”.

Lo scopo del parco, si legge nei pannelli, non è proibire ogni attività umana, ma dimostrare che l’uomo può vivere il parco in maniera sostenibile senza danneggiare il delicato equilibrio dell’ecosistema. Quindi senza abbandonare rifiuti, bivaccare e danneggiare la vegetazione, tutti i cittadini possono passeggiare lungo i sentieri, andare in bicicletta a velocità moderata, seguendo i percorsi, e camminare con il proprio cane al guinzaglio, pronti a raccogliere le eventuali deiezioni canine.

La recente istituzione del Parco Naturale di Lama Martina ha non solo il pregio di tutelare l’ambiente in funzione dei suoi aspetti naturali, paesaggistici, antropologici e storici, ma anche di restituire alla collettività molfettese un pezzo della sua cultura. Attraverso percorsi ciclopedonali e di orienteering si possono cogliere non solo i segni di una antropizzazione sostenibile, ormai dimenticata, come pagliai, muretti a secco ed opere di ingegneria idraulica, ma anche la sopravvivenza di specie botaniche di elevato pregio naturalistico, quali orchidee selvatiche, carrubi secolari, lecci e roverelle.
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