Intervento di Gabriele Vilardi: quando la violenza diventa linguaggio urbano


Baby gang, centro città e responsabilità collettiva davanti a un fenomeno che non è più episodico ma strutturale. A seguire, le nostre considerazioni
Post di Gabriele Vilardi, candidato al consiglio comunale nella lista di “Alleanza Verdi e Sinistra” a sostegno di Manuel Minervini Sindaco.

Condividiamo questo intervento di Gabriele Vilardi, che racconta con chiarezza un episodio recente avvenuto a Molfetta. Le sue parole ci sembrano giuste e necessarie perché non si limitano alla cronaca, ma provano a leggere ciò che sta accadendo nel profondo delle nostre città.

Il post di Gabriele Vilardi

Un’altra notte, un altro episodio di violenza tra giovanissimi a Molfetta. È successo ieri sera, nei pressi di un locale a pochi passi dal monumento di Don Tonino Bello, dove 4 ragazzi sulla ventina d’anni hanno deciso di aggredire un gruppo di coetanei senza alcuna ragione. Percosse, schiaffi, lanci di bottiglie. I secondi al pronto soccorso. I primi ancora una volta intoccati e magari con l’idea di essere intoccabili.

Questa storia, l’ennesima di violenza, succede ancora una volta in pieno centro, non in periferia. Un segnale d’allarme ancor più grave di come Molfetta sia in balia da tempo di un imbarbarimento non solo sociale ma anche civile che attraversa in modo omogeneo la sua comunità.

Possibile che non si riesca a fermare il fenomeno delle baby gang? Non è solo sicurezza, così come non è solo una questione di pugno duro. È un segnale più profondo: ragazzi sempre più giovani che cercano identità nel gruppo, spesso attraverso la forza e la paura.

Dietro c’è la mancanza di punti di riferimento positivi, sostituiti da modelli sbagliati e falsi, meno spazi educativi di aggregazione capaci di intervenire, adulti sempre più distanti, autorità insufficienti.

La risposta non può essere solo repressiva. Servono controlli, sì. Ma anche prevenzione, ascolto, presenza. Perché questi ragazzi non sono solo il problema. Sono il sintomo. E ignorarlo oggi significa pagarlo molto più caro domani.

Un abbraccio solidale a chi ha subito ciò che nessuno dovrebbe vivere.

Considerazioni finali

Le parole di Vilardi mettono a fuoco una realtà che non può essere ignorata: la violenza giovanile non è un fatto episodico, ma un segnale sociale. Serve una risposta che tenga insieme sicurezza e prevenzione, controllo e educazione. Ma soprattutto serve tornare a interrogarsi sulla qualità delle relazioni educative, degli spazi di crescita e della presenza adulta nei territori.

La città non può permettersi di leggere questi episodi solo come emergenze isolate: sono piuttosto sintomi di un disagio più profondo che richiede attenzione continua e responsabilità condivisa.

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