DRAGAGGIO DEL PORTO, LA REVOCA FINISCE AL TAR. E ADESSO CHI RISPONDE DEI RITARDI?


Doronzo impugna la decisione del Comune. La gara da 12,3 milioni è cancellata, il contenzioso è aperto e la nuova soluzione resta da costruire. Ma il vero problema viene da lontano: mesi di attese, una procedura mai conclusa e un porto che continua ad aspettare il dragaggio.
La motonave Tevfik Bey in partenza dal porto di Molfetta. Foto di Mauro de Pinto, maggio 2016.

La vicenda del dragaggio del porto di Molfetta, come avevamo ampiamente previsto nei nostri ultimi approfondimenti, non era affatto conclusa con la revoca della gara. E non poteva esserlo. Adesso è arrivata anche la conferma ufficiale: la società che si era classificata al primo posto nella procedura di appalto ha presentato ricorso al TAR Puglia contro la decisione del Comune di Molfetta di revocare la gara e la proposta di aggiudicazione. Una conclusione tutt’altro che sorprendente. Anzi, considerato il punto al quale era arrivata la procedura e le questioni che avevamo già evidenziato, era uno degli sviluppi che avevamo indicato come possibile e, per certi versi, prevedibile.

Lo avevamo scritto nel nostro approfondimento del 3 ottobre, «Dragaggio del porto, la revoca deve reggere alle carte», e lo avevamo ribadito con la nuova rubrica «Dragaggio del porto di Molfetta, anatomia di un procedimento», un ciclo di pubblicazioni settimanali con cui continueremo a esaminare, punto per punto, i profili giuridici della vicenda e le questioni che ancora presentano aspetti poco chiari.

Non era difficile comprendere che una procedura giunta alla proposta di aggiudicazione, dopo una gara europea e mesi di attività, ma anche di anomala inattività, non sarebbe necessariamente uscita di scena con una semplice determinazione dirigenziale. E infatti non è scomparsa. È finita davanti al giudice amministrativo.

Il ricorso è arrivato. E il Comune si costituisce in giudizio

A mettere nero su bianco il nuovo passaggio è la Determinazione Dirigenziale n. 1427 del 4 novembre 2026. Il ricorso, notificato al Comune il 27 ottobre 2026 con protocollo n. 95735, è stato presentato da Doronzo Infrastrutture S.r.l., capogruppo del raggruppamento con La Dragaggi S.r.l., classificatosi al primo posto nella gara con 94,55 punti su 100. Attenzione a un particolare: non si trattava di un’aggiudicazione definitiva, ma di una proposta di aggiudicazione formulata dalla commissione giudicatrice il 3 aprile 2026. Una distinzione giuridica che abbiamo sempre mantenuto e che non intendiamo certamente confondere.

La società ha impugnato principalmente la Determinazione Dirigenziale n. 1223 del 28.09.2026, con la quale il Comune ha disposto la revoca della procedura di gara per l’appalto integrato relativo al dragaggio dei fondali e alla gestione dei sedimenti estratti, cancellando le determinazioni a contrarre, il bando, il disciplinare e gli altri atti della procedura. Nel ricorso è stata contestata anche la Delibera di Giunta comunale n. 27 del 7 agosto 2026, l’atto di indirizzo che aveva aperto la strada al superamento della gara originaria e alla ricerca di una soluzione alternativa alla vasca di colmata sul Lungomare Colonna.

Il Comune, dal canto suo, ha deciso di costituirsi in giudizio per difendere le proprie ragioni davanti al TAR Puglia di Bari. La difesa è stata affidata all’avvocato Giovanni Abbattista, con un nuovo impegno di spesa pari a 24.858,67 euro, comprensivo degli oneri di legge e dell’IVA, con imputazione all’esercizio finanziario 2027.

Lo stesso legale già incaricato per il supporto al RUP

C’è un ulteriore elemento contenuto nella determinazione che merita di essere evidenziato. L’avvocato Abbattista non entra adesso per la prima volta nella vicenda. Con la precedente Determinazione Dirigenziale n. 1101 del 1° settembre 2026 gli era già stato affidato l’incarico di supporto e assistenza legale al RUP tecnico per il progetto del dragaggio e della gestione dei sedimenti. Ora gli viene affidata anche la rappresentanza e la difesa del Comune nel contenzioso promosso dalla società ricorrente. La stessa Determinazione Dirigenziale n.1427 del 04.11.2026 motiva la scelta richiamando la competenza per materia e la complementarietà con il precedente incarico.

Non stiamo formulando rilievi sulla legittimità dell’affidamento, né mettendo in discussione la scelta professionale dell’Amministrazione. Ma è un passaggio che merita di essere conosciuto: il professionista che aveva già assistito giuridicamente il RUP nella vicenda viene ora incaricato di difendere in giudizio l’Ente sulle decisioni assunte nell’ambito della medesima procedura. È una circostanza che rende ancora più importante conoscere con precisione il perimetro dei due incarichi e le rispettive attività. Nel frattempo, il costo della vicenda continua a crescere anche sul versante delle consulenze e della difesa legale.

Il TAR dovrà pronunciarsi. Ma le domande vengono da molto prima del ricorso

Non conosciamo il contenuto integrale del ricorso e, soprattutto, non intendiamo sostituirci al giudice amministrativo. Non disponiamo, a differenza di altri, di quei superpoteri che consentono di emettere sentenze prima ancora di leggere le carte. Non sappiamo, allo stato degli atti esaminati, se sia stata presentata anche una richiesta cautelare di sospensione della revoca, né quali siano esattamente le singole censure formulate dalla società. Sarà il TAR a valutare le questioni sottoposte alla sua attenzione.

Ma c’è un punto che non può essere ignorato: il contenzioso non nasce nel vuoto. Arriva al termine di una vicenda amministrativa che avevamo già individuato come meritevole di un approfondimento ben più ampio della semplice discussione sulla vasca di colmata. Torniamo allora alle domande che abbiamo posto nei nostri precedenti interventi.

Perché tra l’approvazione del progetto e la decisione di cambiare indirizzo è trascorso circa un anno e sette mesi? 

Perché, soprattutto, dopo la conclusione dei lavori della commissione giudicatrice del 3 aprile 2026, sono passati oltre quattro mesi prima della deliberazione di Giunta n. 27 del 7 agosto?

Che cosa è stato effettivamente verificato in quel periodo? Quali approfondimenti sono stati condotti? Da chi? E perché la procedura, arrivata alla proposta di aggiudicazione, non è stata portata a conclusione prima che si decidesse di cambiare strada?

Sono interrogativi che non nascono oggi e che non possono essere cancellati dall’arrivo di un ricorso.

C’è poi la questione della proroga del finanziamento regionale da oltre 6,5 milioni di euro. Il Comune aveva chiesto alla Regione, il 22 luglio, chiarimenti sulle possibilità di differimento della scadenza del 31 dicembre 2026. La risposta del giorno successivo confermava il termine allora vigente. Ma, come avevamo già osservato, confermare una scadenza non equivale necessariamente a respingere una richiesta formale di proroga. 

E ancora: le alternative progettuali indicate dall’Amministrazione, con particolare riferimento alla Secca dei Pali, erano già sufficientemente definite per essere considerate una soluzione concretamente attuabile? Le cifre indicate per la nuova soluzione erano davvero confrontabili con il quadro economico complessivo della gara originaria?

Sono tutte questioni che abbiamo già sollevato e sulle quali continuiamo ad attendere risposte documentate.

Una nave entra in porto. Ma il problema è dove si dragherà davvero

C’è però un aspetto che rischia di rimanere sullo sfondo, schiacciato dalla contrapposizione politica sulla vasca di colmata: il dragaggio. Una nave che entra nel porto di Molfetta incontra sulla destra il braccio del nuovo porto commerciale e sulla sinistra il porto vecchio. Il problema dei fondali e dell’insabbiamento non può essere affrontato come se la funzionalità dello scalo si esaurisse in una singola opera o in una determinata soluzione per la gestione dei sedimenti. Occorre allora chiarire con precisione quali aree fossero comprese nel progetto originario, quali interventi sarebbero stati realizzati e quali conseguenze produce l’interruzione della procedura.

La revoca ha certamente cancellato la gara così come era stata concepita. Ma quale percorso concreto è stato predisposto per garantire che il dragaggio venga comunque realizzato? Quali fondali saranno interessati dalla nuova progettazione? E con quali tempi? Perché non basta annunciare che la vasca di colmata non si farà più sul Lungomare Colonna. Bisogna spiegare anche come si intende risolvere il problema per il quale quell’intervento era stato programmato.

Il porto non può vivere di annunci, né può attendere indefinitamente che si concludano le discussioni amministrative, politiche e giudiziarie. Se la nuova soluzione richiede ulteriori caratterizzazioni, aggiornamenti progettuali, verifiche ambientali e una nuova procedura di gara, bisogna dire chiaramente quanto tempo servirà e con quali risorse si procederà. Il rischio concreto è che, mentre si discute della migliore collocazione dei sedimenti, il problema dei fondali continui a rimanere irrisolto.

Gli uccelli del malaugurio e i giudici improvvisati

C’è anche un aspetto della discussione pubblica che merita una considerazione. In queste settimane il contenzioso è stato evocato più volte e ora che il ricorso è arrivato c’è chi sembra aver già emesso la propria sentenza. Non tra le opposizioni, che ne avevano previsto la possibilità, ma tra quanti si affrettano a certificare la piena legittimità della revoca, quasi che ogni decisione dell’Amministrazione fosse, per definizione, inattaccabile.

Noi preferiamo un metodo diverso. Non abbiamo mai sostenuto che la revoca fosse automaticamente illegittima, ma che dovesse reggere alla verifica dei suoi presupposti, delle motivazioni e delle carte. E continuiamo a pensarla così. Le sentenze preventive lasciamole a chi pretende di avere sempre ragione: discutere con chi conosce già tutte le risposte prima ancora che siano esaminate le domande è un esercizio piuttosto inutile.

La vasca è stata archiviata. Il dragaggio, invece, è ancora tutto da fare

Il quadro è semplice: la gara da 12,3 milioni è stata revocata, la società prima classificata ha presentato ricorso e il Comune ha impegnato altri 24.858,67 euro per difendersi in giudizio. Non sappiamo come si pronuncerà il TAR. Sappiamo però che i ritardi accumulati, le scelte compiute e le conseguenze della revoca restano lì, indipendentemente dalle dichiarazioni di principio. La questione non è stabilire chi abbia ragione nella contesa politica, ma chi risponderà delle decisioni assunte e, soprattutto, come si intenda finalmente realizzare il dragaggio.

La vasca può essere archiviata, la gara revocata e il ricorso discusso davanti ai giudici. Ma i fondali restano da dragare. E il porto di Molfetta non può continuare ad aspettare. Se le cose procederanno con questi ritmi, dovremo augurarci che nei prossimi anni nessuna nave finisca per arenarsi in uno scalo che, progressivamente, continua a insabbiarsi. Siamo noi gli uccelli del malaugurio? Niente affatto. Semplicemente sappiamo che i porti, vecchi o nuovi che siano, hanno bisogno di dragaggi periodici. Non a caso il finanziamento regionale riguardava anche Rodi Garganico e Mola di Bari: evidentemente il problema dei fondali non è un’invenzione di chi solleva interrogativi a Molfetta.

I dragaggi servono. E se non si fanno, qualcuno, soprattutto tra coloro che hanno la responsabilità di amministrare, dovrebbe cominciare a perdere il sonno. Perché le sentenze si possono attendere, le polemiche si possono archiviare, ma il mare non aspetta le determine dirigenziali.

Foto elaborata in chiave cinematografica a partire da uno scatto d’archivio del porto di Molfetta. L’immagine, volutamente simbolica, rappresenta il rischio di un progressivo insabbiamento dei fondali e le possibili conseguenze dei ritardi negli interventi di dragaggio. Una nave mercantile immersa in uno scenario quasi surreale diventa così l’emblema di una domanda tutt’altro che fantasiosa: quanto ancora potrà attendere il porto prima che si passi dalle decisioni alle opere?
- / 5
Grazie per aver votato!
Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.