Da 3,5 a oltre 7 milioni di euro per trasformare l’impianto: il mutuo utilizzato solo in parte, 1,9 milioni rimasti disponibili, 500 mila euro di risorse comunali da ricostruire e una domanda: che cosa è stato realmente realizzato con i soldi già spesi?

Dai 3,5 milioni del 2020 agli 1,1 milioni utilizzati
Dopo aver ricostruito la situazione finanziaria, i rapporti con il Comune e le vicende giudiziarie che negli ultimi anni hanno interessato l’Azienda Servizi Municipalizzati di Molfetta, c’è un’altra storia che merita di essere raccontata. È la storia delle risorse destinate a trasformare l’impianto di selezione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Una storia fatta di mutui, progetti, rimodulazioni, residui, nuovi finanziamenti e procedure di gara. E soprattutto di una domanda che, proprio alla luce dei documenti ufficiali, diventa inevitabile: che cosa è stato concretamente realizzato con le risorse già utilizzate e quale patrimonio industriale hanno prodotto?
La domanda va posta con cautela, lo diciamo subito. Non esistono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi sufficienti per sostenere che i finanziamenti destinati al revamping siano stati utilizzati per ripianare genericamente debiti o per esigenze ordinarie di cassa di ASM. Al contrario, gli atti esaminati indicano che quelle risorse erano destinate all’investimento e che il loro utilizzo doveva essere collegato alla realizzazione dell’intervento e alla relativa rendicontazione. Proprio per questo diventa interessante seguirne il percorso: quanto è stato effettivamente speso, per quali interventi e quale risultato concreto è stato prodotto dal primo finanziamento?
Nel febbraio 2020 la Giunta comunale individuò come prioritario un primo stralcio funzionale del progetto di revamping dell’impianto, per un valore di 3,5 milioni di euro. La copertura prevedeva 500 mila euro a carico del Comune e 3 milioni attraverso un mutuo contratto con Cassa Depositi e Prestiti. Non si trattava dunque di una somma genericamente messa a disposizione della municipalizzata per fronteggiare le proprie necessità finanziarie, ma di risorse legate a un preciso programma di investimento. Il punto, tuttavia, è che il progetto negli anni successivi non seguì una linea retta.
Nel Consiglio comunale del 30 settembre 2024 venne illustrata una situazione che consente oggi di ricostruire meglio il percorso del primo finanziamento. Il mutuo originario da 3 milioni non risultava infatti interamente utilizzato. Secondo quanto riferito in quella sede, circa 1,1 milioni erano stati utilizzati, mentre circa 1,9 milioni risultavano ancora disponibili. È un dato tutt’altro che secondario.
Da un lato, quindi, non sarebbe corretto raccontare la vicenda come quella di un Comune che ha contratto un mutuo da 3 milioni e li ha successivamente riversati nella gestione ordinaria di ASM: la documentazione disponibile non sostiene questa ricostruzione e, al contrario, indica che una parte consistente del finanziamento risultava ancora inutilizzata a distanza di anni. Dall’altro, proprio quel dato porta alla domanda successiva: che cosa è stato concretamente realizzato con quei circa 1,1 milioni effettivamente utilizzati?
Il vecchio mutuo dentro il nuovo progetto
Per capire che cosa sia stato concretamente realizzato con le risorse destinate al revamping, occorre innanzitutto distinguere due piani: le somme stanziate per l’investimento e quelle effettivamente utilizzate per realizzarlo.
Nel 2020 il primo stralcio del progetto aveva un valore complessivo di 3,5 milioni di euro: 3 milioni attraverso un mutuo con Cassa Depositi e Prestiti e 500 mila euro a carico del Comune. Queste erano le risorse individuate per finanziare il primo intervento di revamping dell’impianto.
Nel 2024, negli atti comunali, veniva indicato che del mutuo da 3 milioni risultavano utilizzati circa 1,1 milioni, mentre circa 1,9 milioni erano ancora disponibili. Ma questo dato, da solo, non consente di affermare che nell’impianto siano stati realizzati interventi per 1,1 milioni di euro. Occorre verificare a quali spese corrispondano quelle somme e quali lavori, forniture o componenti dell’impianto siano effettivamente riconducibili al finanziamento.
C’è poi un altro elemento che non può essere trascurato: i 500 mila euro messi a disposizione direttamente dal Comune, che insieme ai 3 milioni di mutuo costituivano la copertura finanziaria complessiva dei 3,5 milioni del primo stralcio. Anche per queste risorse, però, occorre ricostruire con precisione quale sia stata la loro effettiva destinazione e se siano state concretamente trasformate in opere, forniture o altri interventi riconducibili al revamping. La domanda, quindi, diventa più precisa: quali interventi sono stati effettivamente realizzati con le somme già utilizzate e quale patrimonio industriale ne è derivato?
Nel frattempo il progetto originario è stato rimodulato. Nel nuovo quadro progettuale illustrato nel 2024, le risorse ancora disponibili per il nuovo intervento venivano indicate in circa 5,9 milioni di euro: 3 milioni derivanti da un nuovo mutuo, 1,9 milioni corrispondenti al residuo del precedente finanziamento e 1 milione di fondi propri del Comune.
A questo punto la ricostruzione presenta un passaggio fondamentale: i 1,9 milioni residui del vecchio mutuo entrano nel nuovo progetto; i circa 1,1 milioni già utilizzati, invece, restano fuori da quel nuovo quadro finanziario e devono essere ricondotti alle spese effettivamente sostenute nella fase precedente. I 500 mila euro comunali costituiscono invece un capitolo distinto, ma sempre appartenente alla copertura originaria dei 3,5 milioni, del quale occorre ricostruire l’effettivo utilizzo.
Il vecchio finanziamento, dunque, non scompare. Una parte, quella non utilizzata, viene ricondotta al nuovo progetto; un’altra parte risulta già utilizzata e deve essere ricostruita attraverso gli atti di spesa, le fatture, i SAL, le forniture e la verifica delle opere effettivamente presenti nell’impianto. E resta da chiarire anche quale sia stata la destinazione dei 500 mila euro di risorse comunali.
È qui che si concentra la questione: non quanti milioni siano stati stanziati sulla carta, ma quanti di quei milioni siano diventati concretamente patrimonio industriale dell’ASM attraverso il revamping dell’impianto.
.La gara europea e la procedura che si allunga
Nel dicembre 2024 il Comune ha avviato una gara europea per l’affidamento, mediante appalto integrato, della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori di revamping, sulla base del progetto di fattibilità tecnica ed economica approvato dalla Giunta nell’ottobre dello stesso anno. La procedura riguardava quindi il nuovo quadro progettuale dell’intervento, quello destinato a tradurre in lavori il PFTE già approvato.
Ed è proprio a questo punto che torna la domanda sui circa 1,1 milioni di euro che nel settembre 2024 risultavano già utilizzati. Se il nuovo intervento doveva ancora essere affidato attraverso la gara europea del dicembre successivo, a quali lavori, forniture o interventi corrispondevano quelle somme? Erano spese riconducibili al precedente stralcio funzionale del revamping? E, in caso affermativo, quali opere erano state effettivamente realizzate prima dell’avvio della nuova procedura di gara?
La questione non può essere chiarita soltanto guardando alla nuova gara, ma richiede di ricostruire gli atti e le spese della fase precedente. È proprio questo il passaggio che occorre verificare: che cosa era stato effettivamente fatto con i circa 1,1 milioni già utilizzati e che cosa, invece, doveva ancora essere realizzato con il nuovo progetto.
Nel Consiglio comunale del 30 settembre 2024 venne infatti riferito che circa 1,1 milioni erano già stati utilizzati, mentre circa 1,9 milioni rappresentavano il residuo del precedente finanziamento. Il dato, letto insieme alla successiva gara europea, rende quindi necessario distinguere con precisione ciò che era già stato realizzato da ciò che il nuovo appalto avrebbe dovuto ancora realizzare.
La procedura di gara, intanto, è proseguita nel 2025: nel marzo di quell’anno il Comune pubblicò le risultanze delle sedute amministrative. Successivamente intervenne anche un cambio del Responsabile unico del progetto. L’atto richiamava espressamente la necessità di garantire il completamento dell’intervento e di evitare ulteriori ritardi nella procedura.
Il dato temporale è significativo. A distanza di anni dalla decisione iniziale di investire sull’impianto, il revamping risultava ancora al centro di una procedura amministrativa finalizzata alla sua attuazione. E questo rende ancora più importante capire che cosa fosse stato effettivamente realizzato, prima di quella nuova gara, con i circa 1,1 milioni di euro già indicati come utilizzati.
I soldi e l’impianto: due storie che devono incontrarsi
Ed è qui che il racconto finanziario deve incontrare quello industriale. Da una parte ci sono risorse destinate all’ammodernamento dell’impianto; dall’altra un progetto che, negli anni, viene modificato, ampliato e nuovamente finanziato. Nel mezzo restano circa 1,1 milioni di euro già utilizzati e altri 1,9 milioni rimasti disponibili e successivamente ricondotti al nuovo intervento. Non sarebbe corretto trasformare questa sequenza in un’accusa, ma nemmeno considerarla un dettaglio irrilevante. La domanda è una sola: quali risultati concreti hanno prodotto le risorse già utilizzate?
Per rispondere non bastano le delibere che autorizzano l’investimento. Occorre seguire le tracce della spesa attraverso atti, contratti, fatture, pagamenti, stati di avanzamento, collaudi e documentazione tecnica, per arrivare poi a un confronto con ciò che oggi è realmente presente e funzionante nell’impianto. Perché un investimento pubblico non si misura soltanto dal denaro impegnato: si misura anche dal patrimonio che lascia dietro di sé. Se si finanzia un macchinario, quel macchinario deve poter essere individuato; se si realizza una linea di selezione o un intervento strutturale, deve esserne possibile documentare l’esecuzione. È questa la differenza tra una semplice ricostruzione finanziaria e un’analisi effettiva di ciò che è stato realizzato.
Nel frattempo, nel 2025, l’impianto di selezione degli imballaggi in plastica è stato chiuso e successivamente dissequestrato. Sono fatti che vanno oggi collocati nella più ampia cronologia della vicenda, insieme alla lunga storia del revamping. Senza stabilire automaticamente un rapporto causale tra questi eventi, ma verificando se e in che modo le loro rispettive vicende amministrative e temporali si siano incrociate.
Il revamping e la situazione economica di ASM
Il tema del revamping non può essere separato dalla situazione economica complessiva di ASM, società interamente partecipata dal Comune di Molfetta e quindi, in ultima analisi, patrimonio della collettività. Negli ultimi anni, infatti, alla storia dei finanziamenti destinati agli investimenti si è affiancata una situazione di crescente difficoltà finanziaria, che gli stessi atti comunali hanno progressivamente messo in evidenza.
Nel 2024 ASM aveva chiuso con un utile di appena 14.318 euro, su ricavi per circa 18,93 milioni, e con un patrimonio netto di 3,58 milioni. Nel Consiglio comunale del 31 luglio 2026, invece, è stata riferita una perdita di circa 2 milioni di euro per il 2025 e ulteriori passività nell’ordine degli 800 mila euro riferite al primo semestre 2026. A fronte di questa situazione, il Comune ha destinato ad ASM 500 mila euro già accantonati nel fondo per le perdite delle partecipate e ha inoltre riferito di maggiori corrispettivi per oltre 1,5 milioni di euro legati al servizio di igiene urbana. Nel luglio 2025 erano stati inoltre riconosciuti 1.740.892 euro per maggiori costi riferiti al 2024 e al primo trimestre 2025.
Sono numeri che, presi singolarmente, non dimostrano una cattiva gestione: occorre infatti distinguere tra costi del servizio, crediti maturati nei confronti del Comune, perdite d’esercizio e reale situazione di liquidità. Ma proprio per questo diventa importante mettere in relazione la situazione finanziaria con la storia degli investimenti sull’impianto. La domanda, infatti, non è soltanto quanto sia costato il revamping. È capire quanto è stato effettivamente speso prima del nuovo progetto, che cosa è stato realizzato con i circa 1,1 milioni di euro del finanziamento già indicati come utilizzati, quale sia stata l’effettiva destinazione dei 500 mila euro messi a disposizione dal Comune nel primo stralcio e perché, dopo il finanziamento iniziale del 2020, si sia arrivati a una nuova operazione da oltre sette milioni di euro.
Non possiamo affermare, in assenza della necessaria tracciabilità, che quelle somme siano state utilizzate per sostenere la cassa corrente di ASM. Ma proprio la situazione finanziaria emersa negli ultimi anni rende questa verifica ancora più importante. Se quei soldi hanno prodotto investimenti, devono essere individuabili negli atti di spesa e nel patrimonio dell’azienda; se hanno finanziato lavori o forniture, devono poterne essere ricostruiti consistenza, costi e risultati. E se invece una parte delle risorse non ha prodotto ciò per cui era stata destinata, sarà necessario capire perché.
Il punto, dunque, non è formulare oggi una conclusione, ma seguire le tracce del denaro. Perché davanti a una società che negli anni ha attraversato crescenti difficoltà economiche, un finanziamento destinato a un investimento non può essere considerato soltanto una voce contabile: deve tradursi in opere, impianti, attrezzature e patrimonio industriale concretamente verificabili.
La vicenda Trasmar resta un capitolo distinto
C’è poi un’altra questione che merita di essere tenuta separata: quella dei rapporti contrattuali e della vicenda Trasmar. In un precedente approfondimento abbiamo già ricostruito il sequestro del ramo d’azienda e dei circa 1,4 milioni di euro presenti sui conti di ASM, nonché la successiva restituzione della somma e il dissequestro dell’impianto nel luglio 2026. Quella vicenda non può essere automaticamente collegata ai finanziamenti del revamping. Non esiste, allo stato delle informazioni disponibili, una prova che consenta di mettere sullo stesso piano i due capitoli. Ma proprio perché stiamo cercando di ricostruire la gestione complessiva della società, non possiamo ignorare che negli stessi anni ASM si è trovata a gestire rapporti contrattuali complessi, procedimenti giudiziari, investimenti milionari, difficoltà finanziarie e la necessità di ricorrere a ulteriori risorse.
Il punto non è costruire una teoria che colleghi automaticamente tutti questi elementi. È capire se esista una spiegazione complessiva capace di ricostruire come questi diversi aspetti si siano intrecciati nel tempo e quale effetto abbiano avuto sulla gestione dell’azienda, sui suoi conti e sugli investimenti programmati. Una spiegazione che, naturalmente, dovrà emergere dagli atti e dai numeri, non da supposizioni.
E oggi, a che punto siamo?
La vicenda del revamping, però, non si chiude con la gara. Anzi, proprio qui la cronologia diventa ancora più interessante. Nel 2024 il Comune aveva approvato il nuovo progetto di fattibilità tecnica ed economica e, nel dicembre dello stesso anno, aveva avviato una gara europea per l’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori. Nel marzo 2025 venivano poi pubblicati gli esiti delle sedute amministrative della gara.
Successivamente, però, il progetto è stato revocato nel corso del 2025. È un elemento che assume oggi particolare rilievo perché, nel nuovo Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028, il revamping dell’impianto ASM non compare più tra gli interventi programmati.
Ma c’è un ulteriore elemento da considerare. Nel Consiglio comunale del 31 luglio 2026, nel corso della discussione sul Documento unico di programmazione, è stata espressa la volontà di completare il revamping dell’impianto di selezione dei rifiuti, considerato un intervento strategico per la città.
E allora la domanda diventa ancora più precisa: se il progetto del 2024 è stato revocato, se il relativo intervento non compare più nella programmazione 2026-2028 e, nello stesso tempo, viene dichiarata la volontà di completare il revamping, quale progetto deve oggi essere considerato valido? E soprattutto, che fine fanno le risorse già stanziate, quelle già utilizzate e quelle eventualmente ancora disponibili?
È un passaggio che richiede ancora documenti e approfondimenti. Perché a questo punto non basta sapere quanto è stato finanziato: bisogna capire quanto è stato effettivamente incassato, quanto è stato speso, che cosa è stato realizzato, quali risorse siano ancora disponibili e quale sia oggi la destinazione delle somme eventualmente residue.
La storia del revamping, insomma, può cambiare progetto, finanziamento e percorso amministrativo. Ma i soldi pubblici, quelli, devono avere sempre una destinazione ricostruibile. E, allo stato delle verifiche, non possiamo ancora essere certi che la destinazione di questi fondi sia effettivamente ricostruibile.








