Tra il tramonto del “ciambotto” civico e la crescita di una nuova idea di città, il centrodestra ritrova identità e forza attorno alla figura di Adamo Logrieco

A una settimana dal voto, la campagna elettorale di Molfetta sta vivendo una fase che pochi, fino a qualche tempo fa, avrebbero immaginato. Gli equilibri iniziali appaiono improvvisamente meno solidi, i pronostici vacillano e l’aria che si respira in città racconta una storia diversa rispetto a quella scritta solo poche settimane fa.
Per lungo tempo l’attenzione politica si è concentrata soprattutto sulla grande alleanza centrista delle liste civiche, un contenitore vastissimo che in molti hanno definito, anche con toni polemici, “ciambotto”, “minestrone” o “ciambottone”. Undici liste civiche insieme, unite più dalla necessità elettorale che da una reale identità comune. Una costruzione elettorale senza un autentico collante ideale, dentro la quale convivono sensibilità, percorsi e visioni spesso persino opposte.
L’obiettivo era evidente: vincere subito al primo turno, evitare il ballottaggio e chiudere la partita prima ancora che la campagna elettorale potesse davvero entrare nel vivo. Un progetto costruito soprattutto attorno al peso delle preferenze e agli equilibri interni, dove in molti casi il vero scopo sembrava essere quello di garantire l’elezione di uno o due consiglieri per lista, consolidando così assetti di potere già noti alla città. Eppure qualcosa, nelle ultime settimane, sembra essersi incrinato.
Mentre il grande blocco civico provava a presentarsi come inevitabile approdo della politica molfettese, sono emerse con forza due figure giovani, credibili e profondamente riconoscibili: Manuel Minervini per il centrosinistra e soprattutto Adamo Logrieco per il centrodestra. È proprio attorno alla figura di Adamo Logrieco che si sta sviluppando il fenomeno politico più interessante di questa campagna elettorale. Partito inizialmente come candidato considerato sfavorito, con una coalizione numericamente più contenuta rispetto agli avversari, Logrieco ha progressivamente guadagnato consenso in modo sorprendente, attirando attenzione, entusiasmo e soprattutto voti d’opinione. La sua crescita viene descritta da molti come vorticosa, quasi esponenziale. Un dato che starebbe emergendo con forza anche nelle rilevazioni interne e nei sondaggi che, pur non pubblicabili, alimentano ormai discussioni sempre più insistenti nei comitati elettorali e tra gli osservatori politici cittadini più attenti a queste dinamiche elettoraali.
La forza di Adamo Logrieco non sembra derivare soltanto dalla proposta politica del centrodestra, ma soprattutto dalla percezione di autenticità che il candidato sta riuscendo a trasmettere. In una stagione segnata dal trasformismo e dal continuo cambio di appartenenze, Logrieco appare a molti elettori come il simbolo di una ricostruzione identitaria del centrodestra molfettese, troppo spesso frammentato e indebolito negli anni passati da personalismi e opportunismi. La sua campagna elettorale si sta muovendo con sicurezza e naturalezza, senza eccessi, ma con una presenza costante sul territorio. Fondamentale, in questo percorso, anche il sostegno del senatore Antonio Azzollini, impegnato attivamente nel rilancio della coalizione e deciso a offrire un contributo determinante soprattutto alla candidatura di Logrieco.
Parallelamente, cresce in città una diffusa insofferenza verso un modello politico percepito come puramente aggregativo, costruito attorno a logiche di convenienza più che a una reale visione amministrativa. L’idea di mettere insieme tutto e il contrario di tutto pur di conquistare Palazzo di Città sembra non convincere una parte sempre più ampia dell’elettorato moderato. Ed è qui che si inserisce il vero elemento di rottura di questa campagna elettorale. Secondo voci sempre più numerose e insistenti, diversi candidati delle liste centriste starebbero ormai concentrando le proprie energie esclusivamente sull’elezione personale, lasciando implicitamente libertà di voto sul candidato sindaco. Una dinamica che potrebbe favorire proprio Adamo Logrieco e, in parte, anche il centrosinistra. Non si tratterebbe soltanto di voti politici tradizionali. A muoversi sarebbero soprattutto migliaia di voti moderati, voti di opinione, cittadini stanchi di una stagione amministrativa percepita come chiusa su sé stessa e incapace di offrire una prospettiva nuova alla città.
Per questo motivo il ballottaggio, che oggi appare praticamente certo, potrebbe riservare sorprese fino a poche settimane fa impensabili. Addirittura c’è chi ipotizza uno scenario che avrebbe del clamoroso: una sfida finale tra Adamo Logrieco e Manuel Minervini, con l’esclusione del candidato centrista inizialmente considerato favorito. Naturalmente saranno le urne a decidere. Ma ciò che emerge con chiarezza è il cambiamento del clima politico cittadino. Molfetta sembra attraversata da un bisogno profondo di autenticità, di chiarezza e di una politica meno costruita attorno agli equilibri interni e più vicina alle esigenze reali delle persone.
La lunga stagione del “ciambotto”, durata quasi un decennio, viene oggi percepita da molti cittadini come una fase che ha lasciato segni negativi evidenti non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello morale e culturale. La città appare stanca, disillusa, desiderosa di ritrovare una direzione più chiara. Ed è proprio in questo spazio che la figura di Adamo Logrieco sembra aver trovato forza. Non soltanto come candidato di una coalizione, ma come interprete di un’esigenza più ampia: quella di restituire a Molfetta una visione, un’identità e un senso di appartenenza che negli ultimi anni molti cittadini hanno avvertito come smarriti.
Molfetta oggi non ha bisogno soltanto di amministratori. Ha bisogno di una nuova idea di città. Di una politica più sobria, più responsabile e meno autoreferenziale. Ha bisogno di tornare a guardarsi con occhi diversi, più poetici e più veri, lasciandosi alle spalle anni di conflitti, apparenze e gestione del potere. Serve una stagione capace di mettere al centro il bene comune, la cura degli spazi urbani, la dignità della vita quotidiana e il rispetto per la comunità. Una politica fatta meno di slogan e più di visione. Ed è probabilmente proprio questa la partita più importante che si sta giocando oggi a Molfetta. Non soltanto scegliere un sindaco, ma decidere quale futuro dare alla città.





