Abiti usati, si cambia gestore: riparte la raccolta dei tessili a Molfetta


ASM annuncia la rimozione dei vecchi contenitori e l’installazione dei nuovi cassonetti. Un servizio che vale molto più di quanto sembri e che richiede una filiera trasparente, tracciabile e pienamente autorizzata.
Uno dei contenitori destinati alla raccolta differenziata degli indumenti usati.

Il servizio di raccolta degli indumenti usati a Molfetta si avvia verso la ripartenza. ASM ha diffuso un nuovo aggiornamento per informare la cittadinanza che la fase di transizione è ufficialmente in corso: il precedente fornitore sta completando la rimozione dei vecchi contenitori, mentre il nuovo gestore ha già iniziato a posizionare i nuovi cassonetti sul territorio comunale. L’azienda invita quindi i cittadini a pazientare ancora un po’, in attesa che le operazioni di sostituzione e l’avvio operativo vengano completati in tutte le zone della città, scusandosi per i disagi provocati dai mesi di attesa. Secondo quanto comunicato, il cambio di fornitore è stato determinato dalla necessità di garantire un servizio più efficiente, decoroso e adeguato alle esigenze della città.

Un aggiornamento apparentemente semplice, che tuttavia offre l’occasione per tornare su un tema che avevamo già affrontato e che merita qualche ulteriore riflessione. Perché la raccolta degli abiti usati non è soltanto una questione di cassonetti da svuotare e sacchi da raccogliere. Dietro quel contenitore apparentemente anonimo si sviluppa una vera e propria filiera, con importanti risvolti ambientali, economici e, soprattutto, normativi.

Chi segue da tempo Molfetta Discute Magazine sa che dedichiamo particolare attenzione a tutto ciò che riguarda l’ASM e i servizi pubblici affidati alla società partecipata molfettese. Non per una scelta pregiudiziale e nemmeno per alimentare polemiche, ma perché riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere come funzionano i servizi che incidono direttamente sulla qualità della vita e sulla gestione delle risorse pubbliche. Continueremo pertanto a osservare anche questa nuova fase, con lo stesso criterio utilizzato finora: approfondire, verificare e documentare, senza processi sommari ma anche senza rinunciare a porre le domande che riteniamo necessarie.

Gli abiti usati non sono semplici rifiuti

Molti continuano a considerare gli indumenti che non utilizziamo più come semplici rifiuti destinati allo smaltimento. In realtà il tessile rappresenta una delle filiere più significative dell’economia circolare. Dietro ogni contenitore per la raccolta degli abiti usati esiste un sistema complesso nel quale entrano in gioco raccolta, trasporto, selezione, recupero, riutilizzo, riciclo e, in alcuni casi, commercializzazione dei materiali recuperati. Si tratta dunque di una filiera nella quale il valore economico dei materiali raccolti può essere tutt’altro che trascurabile.

La raccolta differenziata dei rifiuti tessili è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, il cosiddetto Testo Unico Ambientale, successivamente modificato anche in attuazione delle direttive europee del Pacchetto Economia Circolare. La Direttiva (UE) 2018/851 ha previsto l’organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti tessili entro il 2025. L’Italia ha anticipato tale obbligo, introducendo la raccolta differenziata dei tessili già dal 1° gennaio 2022. L’obiettivo è quello di trasformare una parte crescente di ciò che non utilizziamo più in una nuova risorsa, riducendo il ricorso allo smaltimento e limitando il consumo di nuove materie prime.

Cosa finisce nei cassonetti

Il corretto conferimento da parte dei cittadini rappresenta il primo anello della filiera. Nei contenitori destinati alla raccolta possono essere conferiti, in linea generale, abiti, cappotti, giacche, pantaloni, maglieria, camicie, biancheria per la casa, lenzuola, asciugamani, tende, tovaglie, cinture, borse, zaini, cappelli e scarpe, preferibilmente appaiate e inserite in sacchetti ben chiusi. Anche gli indumenti usurati o non più utilizzabili come capi di abbigliamento possono essere destinati a specifici processi di recupero.

Non devono invece essere introdotti materiali contaminati da oli, vernici o sostanze chimiche, rifiuti sanitari, moquette, materassi, cuscini, gommapiuma, giocattoli, rifiuti indifferenziati o altri materiali estranei alla filiera tessile. Un conferimento scorretto può compromettere il recupero del materiale raccolto, aumentando i costi di selezione e lavorazione e riducendo la quantità effettivamente recuperabile.

Che fine fanno gli indumenti raccolti?

È probabilmente questa la parte meno conosciuta del servizio. Gli indumenti raccolti non vengono automaticamente destinati alla beneficenza. Il materiale deve essere trasportato presso impianti e strutture autorizzate, dove viene sottoposto a operazioni di selezione. Gli addetti separano i diversi materiali sulla base delle loro caratteristiche, dello stato di conservazione e delle possibilità di riutilizzo o riciclo. Gli abiti ancora in buone condizioni possono essere destinati al mercato dell’usato, a circuiti solidali o ad altri mercati nei quali possono trovare una seconda vita. I materiali non più utilizzabili come indumenti possono invece essere avviati al recupero e trasformati in fibre tessili rigenerate, imbottiture, materiali isolanti, pannelli, pezzame industriale o altre materie prime seconde. Soltanto ciò che non può essere ulteriormente recuperato dovrebbe essere destinato allo smaltimento finale. È questo, in sostanza, il principio dell’economia circolare: prolungare il più possibile la vita dei materiali, recuperare ciò che può ancora avere un valore e ridurre il consumo di nuove risorse.

Una filiera che ha anche un valore economico

Proprio perché dietro gli abiti usati non ci sono soltanto finalità ambientali o solidaristiche, ma anche un mercato e un valore economico, la gestione della filiera richiede particolare attenzione. Il tessile post-consumo può infatti alimentare attività di selezione, recupero, riciclo, riutilizzo, commercializzazione ed esportazione. Ed è proprio l’esistenza di un valore economico a rendere necessario che l’intero percorso sia trasparente e verificabile.

Nel corso degli anni non sono mancate, in diverse parti d’Italia, vicende giudiziarie e amministrative legate a raccolte abusive, gestione irregolare dei contenitori, movimentazione non conforme dei rifiuti tessili ed esportazioni effettuate al di fuori delle procedure previste. Naturalmente ogni vicenda presenta caratteristiche proprie e non è corretto generalizzare. Ma questi casi dimostrano quanto sia importante che ogni passaggio venga effettuato da soggetti in possesso dei requisiti e delle autorizzazioni previste dalla normativa.

La ripartenza a Molfetta

È in questo contesto che va collocato anche il nuovo aggiornamento diffuso da ASM. Il precedente periodo di sospensione era stato determinato dalla fase di transizione verso il nuovo gestore. Ora quella transizione è concretamente iniziata: il vecchio fornitore sta rimuovendo i propri contenitori e il nuovo gestore sta procedendo con l’installazione dei nuovi cassonetti. Si tratta quindi di una fase operativa che dovrebbe portare, progressivamente, alla riattivazione del servizio sull’intero territorio comunale.

Per i cittadini resta fondamentale evitare di abbandonare sacchi e indumenti accanto ai contenitori, soprattutto durante questa fase di sostituzione. Oltre a creare situazioni di degrado, il materiale lasciato all’esterno può deteriorarsi, disperdersi o essere sottratto al normale percorso di raccolta. Il buon funzionamento del servizio dipenderà dunque non soltanto dalla presenza dei nuovi cassonetti, ma dall’effettiva capacità dell’intera filiera di garantire raccolta, trasporto, selezione, recupero e destinazione finale secondo procedure corrette.

Un servizio che merita trasparenza

Al di là delle questioni organizzative che possono accompagnare una fase di cambiamento come quella attuale, prendiamo atto dell’aggiornamento fornito dall’ASM e della volontà dichiarata di arrivare a un servizio più efficiente e decoroso. Ora sarà soprattutto il funzionamento concreto del nuovo sistema a dire se gli obiettivi annunciati saranno effettivamente raggiunti. E proprio per questo continueremo a seguire l’evoluzione del servizio, così come continueremo a occuparci delle attività dell’ASM e dei servizi affidati alla società partecipata, cercando di distinguere sempre i fatti dalle valutazioni e le informazioni dalle supposizioni.

La raccolta degli indumenti usati può sembrare un servizio marginale. In realtà coinvolge ambiente, economia circolare, recupero dei materiali e risorse economiche. Proprio per questo merita di essere gestita con efficienza, trasparenza e professionalità.

Ci auguriamo quindi che il nuovo servizio possa dimostrarsi più efficiente e produttivo per l’azienda e, soprattutto, pienamente rispettoso delle norme vigenti e degli obblighi di legge, con particolare attenzione a tutti gli adempimenti e alle autorizzazioni necessarie per l’esercizio di questo genere di attività. Perché un servizio pubblico funziona davvero quando non si limita a raccogliere ciò che i cittadini conferiscono, ma garantisce che quel materiale percorra una filiera corretta, tracciabile e conforme alle regole, dall’inizio alla fine.

Da parte nostra continueremo a monitorare l’evoluzione del servizio e, quando sarà disponibile, approfondiremo anche la convenzione tra ASM e il nuovo gestore, verificandone contenuti, regolarità e modalità di affidamento, così come il concreto rispetto degli impegni e degli obblighi previsti. Perché, al di là degli annunci, sarà soprattutto l’effettiva applicazione delle regole e delle condizioni stabilite a dirci se il nuovo servizio avrà davvero raggiunto gli obiettivi dichiarati.

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