La storia dei due fratelli martiri, il culto dei Santi Guaritori e le reliquie custodite a Bitonto, testimonianza di una devozione che attraversa i secoli

Due fratelli, una sola missione: curare chi soffre
Nella tradizione cristiana sono ricordati come i Santi Medici, ma la loro storia parla anche di solidarietà, carità e coraggio. Cosma e Damiano furono due fratelli che, secondo la tradizione cattolica, esercitavano l’arte medica senza chiedere denaro ai malati. Curavano il corpo, ma cercavano anche di alleviare le sofferenze dell’animo, facendo della loro professione una forma concreta di servizio agli altri.
La loro fama si diffuse ben oltre i luoghi in cui vissero e operarono. Dall’Oriente cristiano il culto raggiunse l’Occidente, entrando nella liturgia della Chiesa e radicandosi profondamente nella devozione popolare. In Puglia, Bitonto è diventata uno dei centri più importanti di questa venerazione, richiamando ogni anno fedeli e pellegrini anche da Molfetta e da numerose altre città. Ma chi erano davvero Cosma e Damiano? Che cosa racconta la tradizione cattolica della loro vita e del loro martirio? E come sono giunte a Bitonto le reliquie che ancora oggi costituiscono uno dei segni più significativi di questo legame secolare?
Le notizie sulla vita dei due fratelli sono giunte fino a noi attraverso antiche narrazioni agiografiche, testi che raccontano le vicende dei santi e la testimonianza della loro fede. Non tutti i particolari biografici possono essere verificati con gli strumenti della ricostruzione storica moderna. La tradizione cristiana, tuttavia, ha conservato con straordinaria continuità il ricordo di Cosma e Damiano, vissuti tra il III e l’inizio del IV secolo, nel tempo delle persecuzioni contro i cristiani.
Le fonti antiche non concordano del tutto sul loro luogo d’origine. Alcune li collegano alla Cilicia, regione dell’Asia Minore, mentre altre narrazioni indicano l’Arabia. La tradizione li vuole cresciuti in una famiglia cristiana, educati dalla madre Teodote alla fede e alla rettitudine morale. Cosma e Damiano esercitarono la medicina nelle città dell’Oriente romano, mettendo le proprie conoscenze al servizio di chi aveva bisogno. La loro caratteristica più celebre era la scelta di non farsi pagare per le cure prestate, senza distinguere tra ricchi e poveri. Per questo furono chiamati anargiri, dal greco anárgyroi, cioè «senza argento», senza denaro. Non si trattava soltanto di una particolare forma di generosità professionale: nella prospettiva cristiana, la loro opera diventava una testimonianza concreta della carità evangelica.
Il malato non era un cliente, ma una persona da assistere. La sofferenza non diventava occasione di guadagno, bensì un appello alla solidarietà. Secondo la tradizione, i due fratelli accompagnavano alle cure del corpo anche la parola e l’esempio della fede cristiana. La loro opera avrebbe così contribuito alla conversione di numerose persone, attirando su di loro tanto la riconoscenza dei malati quanto l’ostilità delle autorità pagane. È questa immagine dei due medici, capaci di unire competenza, generosità e fede, ad aver attraversato i secoli. Non a caso Cosma e Damiano sono venerati come patroni dei medici, dei chirurghi e dei farmacisti.
I miracoli e il racconto della donna che offrì tre uova
Tra gli episodi tramandati dalla tradizione compare la guarigione di una donna chiamata Palladia, che, riconoscente per essere stata curata, volle offrire ai due fratelli tre uova come segno di gratitudine. Cosma e Damiano avrebbero inizialmente rifiutato il dono, coerentemente con la loro scelta di non ricevere compensi. La donna, tuttavia, insistette affinché Damiano accettasse almeno quel piccolo gesto. Per non ferirla con un ulteriore rifiuto, Damiano avrebbe infine acconsentito. Quando Cosma ne venne a conoscenza, si sarebbe risentito con il fratello, tanto da chiedere che, dopo la morte, i loro corpi non fossero sepolti insieme.
L’episodio appartiene alle antiche narrazioni agiografiche e la sua conclusione è affidata a un racconto ancora più straordinario. Al momento della sepoltura, un dromedario avrebbe preso miracolosamente la parola per spiegare che Damiano aveva accettato il dono soltanto per carità, affinché la donna non si sentisse umiliata. Il messaggio della leggenda è chiaro: la carità non può essere separata dalla compassione, e persino un gesto apparentemente contrario a una regola può essere compreso alla luce dell’intenzione con cui è stato compiuto.
Alla tradizione dei miracoli appartiene anche il celebre racconto di un trapianto prodigioso. Un malato affetto da una grave lesione a una gamba sarebbe stato guarito grazie alla sostituzione dell’arto malato con quello sano di un uomo deceduto. L’episodio, divenuto particolarmente famoso nell’arte cristiana, testimonia la fama taumaturgica attribuita ai due fratelli.
Sono racconti che non vanno confusi con una biografia ricostruita secondo criteri storici moderni. Appartengono alla tradizione devozionale attraverso cui la comunità cristiana ha espresso la propria fede nella loro intercessione e nella potenza dei miracoli loro attribuiti.
Il martirio: la fede fino all’ultimo sacrificio
La vita di Cosma e Damiano, secondo la tradizione cattolica, si concluse durante le persecuzioni contro i cristiani, all’epoca dell’imperatore Diocleziano, tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Le antiche narrazioni collocano il loro martirio a Ciro, città della Siria settentrionale non lontana da Antiochia, anche se altre versioni indicano località differenti. Il racconto più conosciuto riferisce che i due fratelli furono arrestati a causa della loro fede e sottoposti a diversi supplizi per indurli a rinnegare Cristo.
Secondo la Leggenda aurea, i tentativi di ucciderli sarebbero falliti uno dopo l’altro. Gettati nel fuoco, ne sarebbero usciti illesi; sottoposti alla lapidazione, le pietre sarebbero tornate indietro; le frecce scagliate contro di loro avrebbero finito per colpire gli stessi carnefici. Il racconto culmina nella decapitazione dei due fratelli, divenuti così martiri della fede cristiana.
Anche in questo caso è necessario distinguere il significato religioso della narrazione dalla possibilità di verificarne ogni singolo dettaglio. Il nucleo della loro memoria cristiana è la testimonianza di due uomini che, secondo la tradizione, non vollero rinnegare la propria fede neppure di fronte alla morte. Il martirio non cancellò il ricordo della loro opera. Al contrario, la fama dei due medici si diffuse rapidamente e il loro sepolcro divenne meta di venerazione.
Dall’Oriente all’Occidente: la diffusione del culto
La venerazione di Cosma e Damiano si diffuse presto nelle comunità cristiane orientali e successivamente in Occidente. Già nei primi secoli del cristianesimo furono loro dedicate chiese e luoghi di culto. A Roma, nel VI secolo, papa Felice IV promosse la basilica dei Santi Cosma e Damiano nell’area del Foro, contribuendo alla diffusione del loro culto nella Chiesa occidentale. I loro nomi entrarono anche nella tradizione liturgica romana. La Chiesa li ricorda il 26 settembre, data della loro festa liturgica, e li invoca come testimoni di una carità che non pone il denaro al centro del rapporto con chi soffre.
La loro iconografia li rappresenta spesso con gli abiti dei medici, talvolta con strumenti della professione e contenitori per i medicinali. Sono immagini che rendono immediatamente riconoscibile la loro identità e il legame con la cura dei malati. Il culto raggiunse anche l’Italia meridionale, dove trovò terreno fertile nelle forme di religiosità popolare legate alla salute, alla protezione della famiglia e alla speranza di guarigione. In Puglia, Bitonto è diventata uno dei principali luoghi di riferimento di questa devozione.
Bitonto e il legame secolare con i Santi Medici
A Bitonto la venerazione di Cosma e Damiano non è soltanto una celebrazione annuale. È una componente della memoria religiosa cittadina, costruita nel corso dei secoli attraverso immagini sacre, celebrazioni, racconti di grazie ricevute e pellegrinaggi. Alcune testimonianze iconografiche documentano la presenza del culto già in epoca medievale. Un affresco di carattere bizantineggiante, rinvenuto nelle grotte di Sant’Angelo alla Lama Balice, è riferito ai secoli X-XI; un dipinto proveniente dalla chiesa di San Leucio Vecchio e oggi conservato nel Museo Diocesano risale invece al XIV secolo.
Queste testimonianze permettono di riconoscere quanto fosse radicata la devozione nella città, ma non stabiliscono automaticamente quando sia iniziata la tradizione del pellegrinaggio da Molfetta. Sono due aspetti collegati, ma distinti, della storia religiosa del territorio.
La presenza delle reliquie rappresenta un ulteriore elemento di particolare rilievo. La loro venerazione ha contribuito a consolidare il legame tra Bitonto e i Santi Medici, facendo della città una meta di pellegrinaggio per fedeli provenienti anche da centri vicini.
Le reliquie dei Santi Medici custodite a Bitonto
Nel santuario bitontino sono custodite le reliquie attribuite a Cosma e Damiano, conservate in un reliquiario d’argento dorato collocato ai piedi dell’altare maggiore. Le descrizioni disponibili le indicano come reliquie delle braccia dei due santi, più precisamente riferite in alcune ricostruzioni a parti degli avambracci. La presenza delle reliquie a Bitonto è documentata almeno dal 1572, anno della visita pastorale di monsignor Cornelio Musso. È un dato di particolare rilievo: non dimostra necessariamente quando le reliquie siano giunte in città, ma attesta che erano già presenti ed erano oggetto di venerazione in quella data.
Sulle circostanze del loro arrivo non è stata individuata una ricostruzione definitiva. È stata avanzata l’ipotesi che il vescovo Musso possa aver contribuito a rafforzare il culto locale attraverso la presenza di queste reliquie, ma questa possibilità non può essere presentata come un fatto accertato. Rimane quindi aperta la questione della loro provenienza e del momento in cui furono portate a Bitonto.
Nel corso del tempo, la crescente partecipazione dei fedeli rese necessario un luogo di culto capace di accogliere pellegrini provenienti da Bitonto e da numerosi altri centri. Il nuovo santuario fu voluto dal vescovo Aurelio Marena. La prima pietra venne posta il 4 maggio 1958 e il 19 marzo 1963 le statue dei Santi Medici furono trasferite nella nuova abside. Nel 1965 papa Paolo VI elevò il santuario a Basilica Pontificia Minore.
Il reliquiario, tuttavia, custodisce una memoria che precede di secoli l’edificio moderno. È il segno tangibile di una devozione che si è sviluppata e consolidata molto prima che la basilica assumesse la forma attuale. Per i fedeli, le reliquie non sono semplicemente reperti antichi. Nella tradizione cattolica rappresentano un legame materiale con i santi e con la testimonianza della loro vita. La loro venerazione non coincide con l’adorazione, riservata soltanto a Dio, ma esprime la venerazione per coloro che la Chiesa propone come esempi di fede e carità. A Bitonto, questo legame si rinnova soprattutto nelle giornate della festa liturgica del 26 settembre e della festa esterna della terza domenica di ottobre, quando il santuario diventa meta di pellegrinaggi e celebrazioni solenni. Ed è anche in questa storia secolare che si inserisce il cammino dei pellegrini provenienti da Molfetta: una tradizione popolare che unisce due città attraverso la fede, la fatica del viaggio e la devozione ai Santi Guaritori.
Cosma e Damiano continuano così a essere ricordati non soltanto per i miracoli loro attribuiti, ma per il valore umano e spirituale che la loro storia ha consegnato ai secoli: curare senza chiedere nulla in cambio, prendersi cura di chi soffre e riconoscere nella fragilità altrui una responsabilità verso il prossimo.

Fonti e riferimenti
– Vatican News — Santi Cosma e Damiano, martiri.
– Governatorato dello Stato della Città del Vaticano — 26 settembre: Santi Cosma e Damiano, martiri.
– Arcidiocesi di Bari-Bitonto — Storia del santuario.
– Santuario Basilica dei Santi Medici di Bitonto — Storia e reliquie.
– BitontoViva — Tra arte e devozione: la storia del reliquiario dei Santi Medici di Bitonto, 16 ottobre 2025.
Nota editoriale: le vicende della vita e del martirio dei Santi Medici sono state presentate distinguendo la tradizione agiografica dalle informazioni storicamente documentate. Per le reliquie di Bitonto, il riferimento documentario più antico individuato è la visita pastorale del 1572; la data del loro arrivo in città e le circostanze della loro acquisizione restano da accertare.








