Quando il mistero comincia oltre ciò che possiamo vedere


Dopo una notte di coincidenze e domande, torno alle pagine del mio romanzo: perché alcune storie non vogliono soltanto essere lette, ma continuano a vivere nella mente di chi le legge.
Una sigaretta sul balcone, il silenzio della notte e una grande V nel cielo: quando la realtà incontra quelle coincidenze che sanno lasciare un brivido

Ci sono volte in cui scriviamo qualcosa e, poco dopo, la realtà sembra rispondere. Ieri sera raccontavo di una notte, di una grande V comparsa nel cielo, di uccelli in viaggio e di quella strana sensazione che certe coincidenze riescono a lasciare addosso. Non so se fosse soltanto un evento naturale — probabilmente lo era — o se siamo noi, qualche volta, ad avere bisogno di trovare un significato nelle cose che accadono. Ma forse è proprio questa la domanda interessante. Dove finisce ciò che conosciamo e dove comincia ciò che ancora non sappiamo spiegare?

È una domanda che mi accompagna da molto tempo e che, in fondo, attraversa anche il mio modo di scrivere. Per anni ho fatto il giornalista. Fino al 2017 ho raccontato soprattutto la realtà attraverso la cronaca, le notizie, i fatti, le persone e le vicende della quotidianità. Poi ho capito che quel mondo, pur importante, mi stava diventando stretto. Non perché la realtà non mi interessasse più. Al contrario. Forse perché ho sempre avuto bisogno di andare un po’ più in là. Di osservare ciò che accade, ma anche ciò che potrebbe nascondersi dietro ciò che accade. Di passare dalla notizia alla domanda, dal fatto al significato, dalla cronaca all’immaginazione. È anche per questo che è nato e continua il mio viaggio dentro Molfetta Discute Magazine.

Da oltre dieci anni questo spazio è diventato per me molto più di un luogo dove pubblicare articoli. È un territorio libero nel quale posso parlare di cultura, attualità, storia, politica, società, memoria, misteri e tutto ciò che riesce ancora a suscitare una domanda. Non ho mai cercato soltanto il rumore. Non inseguo i like. Cerco i lettori. Quelli veri. Quelli che magari arrivano quando la città dorme, quando le finestre si spengono una dopo l’altra e rimangono accesi soltanto pochi schermi. Quelli che hanno ancora voglia di leggere qualcosa che non finisca necessariamente con una risposta. È soprattutto a loro che penso quando scrivo nella notte. E forse non è un caso che una delle sezioni alle quali sono più affezionato sia Arcani, quello spazio di Molfetta Discute Magazine nel quale realtà, storia, simboli, mistero, astronomia, leggende e dimensioni dell’inspiegabile possono incontrarsi senza che io debba necessariamente scegliere da quale parte stare. Perché non credo che raccontare il mistero significhi necessariamente credere a tutto. Significa, prima di tutto, non avere paura delle domande. Ed è proprio su questo confine che nasce Mephisto: un’altra realtà. Non è semplicemente un thriller psicologico. È una storia costruita intorno a una domanda: e se la realtà che conosciamo fosse soltanto una parte di ciò che esiste?

Il protagonista conduce una vita apparentemente normale, fino a quando un evento inspiegabile rompe l’equilibrio delle sue certezze e apre una porta verso qualcosa che non avrebbe mai immaginato. Da quel momento iniziano ad affiorare simboli, presenze enigmatiche, antiche conoscenze, coincidenze inquietanti e avvenimenti difficili da ricondurre a una spiegazione razionale. Ma il vero gioco del romanzo comincia proprio lì. Perché Mephisto mescola realtà e immaginazione fino a rendere difficile stabilire dove finisca una e inizi l’altra.

Alcuni episodi prendono spunto da fatti realmente accaduti. Alcuni luoghi e atmosfere nascono da un antico borgo del Sud Italia, volutamente mai identificato. Storia, tradizioni popolari, memoria e leggenda diventano così parte di una narrazione nella quale il lettore viene lentamente condotto verso una domanda che ritorna, pagina dopo pagina: quello che sto leggendo è davvero soltanto un romanzo?

Non ci sono risposte facili. Ci sono invece dettagli che ritornano, simboli che sembrano nascondere qualcosa, presenze che non dovrebbero esserci, eventi che sembrano troppo perfetti per essere semplici coincidenze. E più il lettore cerca di ricomporre il mosaico, più il mosaico sembra cambiare forma. È questo, forse, l’aspetto che più mi interessa del libro. Non convincere qualcuno che l’impossibile esista. Ma invitarlo, per qualche ora, a mettere in discussione la sicurezza con cui normalmente definisce ciò che è possibile e ciò che non lo è. Perché siamo abituati a pensare che la realtà sia soltanto ciò che possiamo vedere, misurare e spiegare. Eppure esistono esperienze che rimangono ai margini.

Un incontro casuale. Un sogno. Una coincidenza. Un luogo che sembra familiare senza esserlo. Un simbolo incontrato due volte nello stesso giorno. Una frase ascoltata nel momento esatto in cui stavamo pensando a quella cosa. Possiamo spiegare tutto? Forse sì. Forse no. Ma proprio in quello spazio sospeso nasce il mistero. Ed è quello spazio che Mephisto: un’altra realtà prova ad attraversare.

Il romanzo intreccia thriller psicologico, mistero, esoterismo, simboli antichi e dimensioni parallele, costruendo una storia nella quale ogni scoperta sembra aprire una porta verso un interrogativo ancora più grande. È una storia per chi ama l’ignoto. Per chi non si accontenta della prima spiegazione. Per chi, almeno una volta, ha guardato il cielo, una vecchia casa, un luogo dimenticato o una coincidenza apparentemente insignificante e si è chiesto: e se ci fosse qualcosa che non riesco a vedere? Forse Mephisto è soltanto un romanzo. Ed è esattamente questo che dovrebbe essere. Ma è anche un invito a fare una cosa che nella vita reale facciamo sempre meno: fermarci davanti all’incertezza. Perché abbiamo imparato a cercare risposte immediate a ogni domanda. E invece alcune domande hanno bisogno di rimanere aperte.

Forse è per questo che, a distanza di mesi dalla prima pubblicazione, torno a parlare di questo libro. Non perché sia cambiato. Il libro è sempre quello. Sono cambiate, semmai, le storie che nel frattempo ho raccontato. E quando ieri sera ho visto quella grande V attraversare silenziosamente il cielo sopra la città, dopo aver appena scritto di misteri, coincidenze e realtà invisibili, mi sono ritrovato ancora una volta davanti allo stesso confine. Quello tra ciò che accade e ciò che noi decidiamo di vedere in ciò che accade.

Forse gli uccelli stavano semplicemente migrando. Forse il cielo non stava dicendo assolutamente nulla. Ma io, quella notte, ho sentito il bisogno di raccontarlo. Ed è probabilmente questo che fanno gli scrittori. Non spiegano necessariamente il mondo. Lo osservano. Poi raccolgono ciò che vedono, ciò che ricordano, ciò che immaginano e ciò che non riescono a spiegare, e lo trasformano in una storia. Mephisto: un’altra realtà nasce proprio da questo impulso. Dal desiderio di attraversare quella sottile linea che separa il reale dall’immaginario, il possibile dall’impossibile, la certezza dal dubbio. E forse, quando arriverai all’ultima pagina, proverai anche tu a ricostruire quella linea. Potresti scoprire che non esiste più. Perché ci sono libri che finiscono quando arrivi all’ultima parola. E poi ce ne sono altri che cominciano proprio lì. Mephisto: un’altra realtà è uno di questi.

L’unico modo per capire da quale parte stia la verità è aprire il libro.

Copertina Mephisto: un’altra realtà

Mephisto: un’altra realtà di Nico Las

E se tutto ciò che credi reale fosse solo un’illusione? Mephisto: un’altra realtà è un thriller avvolgente tra complotti e dimensioni parallele, dove nulla è come sembra.


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