La questione non è se il Sindaco possa scegliere. La questione è come deve farlo: procedure, verifiche, motivazioni e tempi. Perché la recente nomina del CdA ASM dimostra che la discrezionalità del Socio Unico non cancella gli obblighi che accompagnano ogni scelta.

Ci risiamo.
Quando si parla di ASM, prima o poi bisogna tornare alle carte. E questa volta le carte raccontano una storia piuttosto particolare: una procedura per la selezione del Direttore Generale avviata nel febbraio scorso, una commissione, candidature esaminate, colloqui, una rosa finale di tre candidati e poi, a settembre, la decisione di dichiarare decaduta quella procedura e ripartire da capo.
Super Manuel azzera tutto.
Il titolo, volutamente ironico, non vuole trasformare una decisione amministrativa in una caricatura. Vuole semplicemente fotografare una situazione che, guardata dal punto di vista del cittadino, ha qualcosa di singolare: otto mesi di procedura e si torna alla casella di partenza.
La nuova procedura è stata approvata con la determinazione dirigenziale n. 1184 del 17 settembre 2026 e il Comune ha pubblicato un nuovo avviso per raccogliere le candidature alla nomina del Direttore Generale di ASM. La precedente procedura era stata avviata con la determinazione n. 142 del 4 febbraio 2026. Gli atti comunali confermano dunque che oggi la selezione è ripartita.
Fin qui, però, non c’è necessariamente uno scandalo. E soprattutto non c’è bisogno di costruirlo. Il Socio Unico ha una propria discrezionalità nella scelta del Direttore Generale. Lo Statuto di ASM attribuisce infatti la nomina all’Assemblea dei soci e il Comune, essendo titolare dell’intero capitale della società, esercita le funzioni del Socio Unico. Lo stesso Commissario Straordinario, prima dell’insediamento della nuova amministrazione, aveva adottato un atto di indirizzo per la nomina del Direttore Generale, dando avvio alla procedura poi sviluppatasi nei mesi successivi. Quindi mettiamolo subito in chiaro: il nuovo Socio Unico non era obbligato a scegliere uno dei candidati individuati dalla precedente procedura. Non è questo il punto. Il punto è che la facoltà di scegliere non equivale alla facoltà di fare a meno delle regole che accompagnano la scelta. Ed è una differenza tutt’altro che secondaria.
Chi esercita una discrezionalità deve comunque muoversi all’interno delle procedure previste, verificare ciò che deve essere verificato, rispettare i requisiti e i criteri stabiliti e motivare le proprie determinazioni quando gli atti lo richiedono. Del resto, la vicenda del nuovo Consiglio di Amministrazione di ASM lo dimostra concretamente. Il Sindaco ha certamente esercitato la propria facoltà di designazione, ma quella facoltà non ha fatto venir meno la necessità di acquisire candidature, curriculum, dichiarazioni di accettazione e la documentazione collegata alle nomine. Il decreto di designazione del 5 agosto 2026 è pubblicato insieme alla documentazione relativa ai componenti indicati e agli atti successivi. È questo il punto che ci interessa. Non la domanda — quasi ovvia — “poteva farlo?” La domanda è: come è stata esercitata quella facoltà? E soprattutto: quali verifiche sono state effettuate, in quali tempi e sulla base di quali elementi prima di arrivare alla decisione di azzerare una procedura già arrivata alla fase finale? Perché qui c’è un elemento che merita attenzione.
La procedura precedente non risulta essere stata abbandonata perché i tre candidati finali fossero stati dichiarati privi dei requisiti. Non risulta, dagli elementi oggi disponibili, che sia stata annullata per una irregolarità della commissione o per un vizio della selezione. L’atto del 17 settembre parla invece della ricostruzione della procedura avviata con la determinazione n. 142 del 4 febbraio e della sopravvenienza di nuove circostanze. Ed è proprio qui che bisogna fermarsi. Quali sono, esattamente, queste circostanze? Sono tali da rendere necessario ricominciare integralmente? Perché non sarebbe stato possibile procedere sulla base del lavoro già svolto, se ritenuto regolare? Quale passaggio della procedura precedente non era più utilizzabile? E, soprattutto, quali sono gli elementi concreti che hanno portato il nuovo Socio Unico a ritenere preferibile una nuova selezione rispetto alla conclusione di quella già avviata?
Sono domande amministrative, prima ancora che politiche. E proprio per questo sono domande legittime. Perché naturalmente è comprensibile che una nuova amministrazione voglia assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Sarebbe anzi strano pretendere che un Sindaco appena insediato non possa avere una propria visione della governance delle società partecipate. Ma proprio perché la scelta è sua, deve essere ancora più chiaro il percorso attraverso il quale quella scelta viene esercitata.
Qui si arriva al punto che probabilmente interessa più di tutti. Quando una procedura pubblica arriva alla fase finale e individua tre candidati dichiarati idonei, la domanda che si pone il cittadino non è soltanto perché non venga scelto uno di quei tre. Il Socio Unico può avere ragioni per non farlo. La domanda è perché si ritenga necessario cancellare quel percorso e riaprire completamente il gioco.
E c’è una domanda ancora più semplice, che naturalmente non possiamo trasformare in una certezza finché gli atti non la dimostrano: la nuova procedura serve soltanto a ridefinire le esigenze professionali di ASM oppure consente anche di riaprire la platea delle candidature per arrivare a una scelta diversa da quella che la precedente selezione aveva messo a disposizione?
Non sappiamo ancora la risposta. E non abbiamo intenzione di inventarla. Potrebbe essere una scelta dettata da nuove esigenze organizzative. Potrebbe esserci una motivazione amministrativa precisa. Potrebbero esserci elementi sopravvenuti che oggi non conosciamo ancora nella loro interezza. Oppure, semplicemente, la nuova amministrazione potrebbe voler esercitare fino in fondo la propria autonomia politica nella scelta di una figura così importante. Tutto questo, però, dovrà emergere dagli atti. È qui che torna la nostra impostazione.
Molfetta Discute non deve difendere l’Amministrazione e non deve neppure attaccarla per principio. Non siamo interessati a costruire un caso politico prima ancora di avere letto fino in fondo le carte. Ma proprio perché partiamo dagli atti, non possiamo nemmeno fermarci alla formula “il Sindaco può farlo”. Certo che può farlo, se la legge e gli atti applicabili gli riconoscono quella facoltà. Ma la stessa legge, le procedure e i principi che regolano l’azione amministrativa gli impongono di esercitare quella facoltà secondo regole precise. È questo il confine che ci interessa. Non il diritto di scegliere. Il modo in cui si sceglie. Non la possibilità di nominare. Le verifiche che precedono la nomina. Non soltanto la firma finale. Il percorso che porta a quella firma e i tempi con cui quel percorso viene completato.
La recente vicenda del CdA ASM ci ha ricordato esattamente questo: la discrezionalità del Sindaco nella designazione non significa che la procedura possa essere ridotta a una semplice indicazione di nomi. Esistono candidature, documenti, curriculum, dichiarazioni e verifiche che accompagnano l’esercizio di quella facoltà. E allora anche per il Direttore Generale vogliamo vedere le carte. Non perché dobbiamo dimostrare che qualcuno abbia sbagliato. Non perché dobbiamo dimostrare che qualcuno abbia favorito qualcuno. E nemmeno perché una nuova amministrazione debba necessariamente confermare ciò che aveva iniziato il Commissario. Semplicemente perché, quando si azzera una procedura arrivata a un passo dalla conclusione, la motivazione dell’azzeramento diventa importante quanto la facoltà di azzerarla.
Super Manuel azzera tutto. Va bene. Può farlo, se gli atti e le regole gli consentono di farlo. Adesso però viene la parte interessante. Non chiediamoci più se poteva. Chiediamoci perché. E soprattutto verifichiamo come ci è arrivato, quali verifiche sono state fatte, quando sono state fatte e che cosa raccontano davvero gli atti. Perché tra la facoltà di scegliere e il dovere di scegliere secondo le regole c’è tutto lo spazio nel quale, da sempre, Molfetta Discute prova a mettere una cosa molto semplice: le domande. E possibilmente, prima o poi, anche le risposte.









